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NEUROSCIENZE/ Quello sguardo che funziona meglio di una risonanza magnetica

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Ceroni ha parlato delle scoperte più importanti relative al funzionamento del cervello avvenute a partire dal 1860 mediante lo studio di malattie neurologiche come la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), il morbo di Parkinson o di Alzheimer. Ha poi accennato ad altre situazioni di pazienti in stato di coma neurovegetativo persistente o con handicap neuropsichiatrici, sostenendo che in questi casi non sono sottovalutabili i giudizi espressi dalle persone che si prendono cura di questi malati in quanto esse sono le uniche in grado di cogliere e interpretare anche le più piccole sfumature di tipo gestuale ed espressive del volto che nessun metodo clinico potrà mai sostituire. Inoltre, ha riferito che alcuni studi con la risonanza magnetica hanno anche accertato la presenza di attività cerebrale in persone in stato di coma neurovegetativo.

Nella stessa serata il tema è stato ampliato da Roberto Cavallaro, responsabile del “Centro disturbi psicotici” presso la Fondazione San Raffaele, che ha descritto i disturbi da cui è affetto in particolare il paziente schizofrenico, in cui si riscontra un “delirio” strutturale, ovvero un’introduzione illogica e quindi alterata di significati attribuiti alla realtà. Alcune conseguenze di ciò sono la tendenza a isolare dal contesto ambientale le informazioni rilevate o l’incapacità di integrare informazioni che si aggiungono. Interessante osservare come a tale malattia corrispondano anche caratteristiche encefaliche evidenti, sempre a riprova del fatto che corpo e anima sono intimamente connesse.

Sarà interessante ora seguire lo sviluppo di questo ciclo di incontri dedicati alle neuroscienze, in particolare i prossimi due appuntamenti che approfondiranno l’aspetto estetico (23 maggio) e quello linguistico (15 giugno).

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