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PREVEDERE IL TERREMOTO/ Stuart Eves (SSTL): ci proveremo con i satelliti

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Foto: ANSA  Foto: ANSA

Predire un terremoto. In questi ultimi tempi, segnati da immani cataclismi come gli tsunami che si sono avventati sul Giappone e Indonesia, mai l'uomo ha sentito tanto il desiderio di sconfiggere il mostro, il terremoto che porta morte e distruzione. E, come se non bastasse,a tutto questo si è aggiunta la famosa predizione di Bendandi sul terremoto dell'11 maggio 2011 a Roma a scatenare la psicosi collettiva. Da sempre in realtà il movimento sismico è  sinonimo di morte e paura, e l'Italia è uno dei paesi al mondo a più alto rischio terremoti, basti ricordare eventi tragici come quello in Friuli del 1976, quello della Campania nel 1980 e il recente terremoto che ha distrutto L'Aquila. Ma gli scienziati di ogni latitudine concordano su una cosa sola: prevedere i terremoti è oggi impossibile. Questo nonostante teorie che si affacciano di volta in volta, la più popolare quella dello studioso italiano Bendandi che avrebbe previsto numerosi terremoti (in realtà quasi tutti poi smentiti) grazie a una teoria che prevede l'influenza dell'allineamento dei pianeti sulla crosta terrestre. Ultimo della serie, ma con più solide basi scientifiche, è il professor Stuart Eves, direttore di un progetto inglese che gode della collaborazione della Nasa. Si tratta del Surrey Satellite Technology Institute, che ha messo a punto uno studio che dovrebbe permettere di prevedere con una certa approssimazione lo scatenarsi di un terremoto. Questo grazie a un apposito satellite che sarà in grado di percepire i cambiamenti di onde radio nella ionosfera causate dall'elettricità che sarebbe presente nelle rocce che si trovano in zone sismiche. IlSussidiario.net lo ha intervistato

Ci può spiegare come funziona esattamente il suo sistema di studio e monitoraggio dei fenomeni sismici?

Il sistema non è ancora operativo. Il concetto base comunque è questo. Gli scienziati della Nasa con cui ho lavorato credono che quando le rocce terrestri sono situate in situazione di grosso stress, attraverso di esse si sprigionano scariche elettriche. Il risultato di questo studio prova che si accumulano scariche elettriche in prossimità di zone dove ci si possono aspettare dei terremoti. Queste cariche elettriche hanno il potenziale di perturbare le particelle (elettroni e ioni) nella ionosfera al di sopra del potenziale sito sismico. Sono dunque perturbazioni che vanno poi a colpire il comportamento dei segnali radio che passano nella ionosfera.

Dunque, quali aspettative potete trarre da questo studio?



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