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Scienze

FARMACI/ Dall’emergenza sanitaria al controllo della produzione: il caso eparina

L’eparina di recente è stata al centro di una grossa emergenza sanitaria internazionale, risolta in breve tempo ma i cui strascichi giudiziari sono ancora in corso. Ne parla ANNAMARIA NAGGI

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

A molti il nome eparina non giungerà nuovo: è, infatti, il nome di un farmaco correntemente usato, sin dagli anni ‘60 del secolo scorso, come anticoagulante. A causa di questa sua proprietà è considerata un salvavita e viene utilizzata in numerose situazioni cliniche acute, quali: patologie ostruttive dei vasi sanguigni, patologie cardiache, disordini della coagulazione acuti o cronici, e preventive: complicanze dell’aterosclerosi (come infarto, ictus) recidive di infarto eventi tromboembolici in ambito chirurgico, mantenimento di circolazione extracorporea durante bypass cardiopolmonare ed emodialisi e per la pervietà dei cateteri venosi periferici.
La richiesta mondiale di eparina per anno è dell’ordine delle centinaia di tonnellate e al momento il valore delle vendite di eparina nel mondo è stimato più di 4 miliardi di $, con un tasso di crescita annua del 15%.
L’eparina è un prodotto naturale, uno dei primi farmaci biopolimerici e uno dei pochi farmaci di natura carboidratica . L’eparina grado farmaceutico viene comunemente estratta dall’intestino suino e in particolare dalla mucosa intestinale e la sua disponibilità dipende dalla disponibilità di animali da trattare.   Da un maiale si ottengono generalmente circa 300 mg di eparina a grado farmaceutico che corrispondono a circa una dose somministrabile (50.000 unità internazionali).
L’eparina è formata da una miscela di catene complesse di quelli che nella terminologia chimica sono indicati come polisaccaridi, con un peso molecolare compreso tra 5000 e 40000 dalton, per la maggior parte composte dalla ripetizione di un disaccaride trisolfatato (v. Figura 1). Molte catene sono composte da lunghe sequenze di questo disaccaride intervallate da regioni a più basso grado di solfatazione, un terzo delle catene contengono una sequenza specifica a cui è dovuta parte della sua attività anticoagulante.
Mentre sino agli anni 80 la produzione dell’eparina era fatta in Europa o in America meridionale ora, in termini di produzione mondiale, la maggior parte dell’eparina grezza o parzialmente purificata è prodotta in Cina e, sempre in Cina, è condotta gran parte della trasformazione dell’eparina da prodotto grezzo a principio a grado farmaceutico. 
Recentemente, questo farmaco è stato al centro di una grossa emergenza sanitaria internazionale, risolta tecnicamente in breve tempo ma i cui strascichi giudiziari sono ancora in corso. 
Tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 si sono verificati, in America, a seguito della somministrazione di eparina una serie di eventi avversi (v. Figura 2). Un migliaio di pazienti hanno mostrato sintomi riconducibili ad una reazione allergica che in un centinaio di casi ha condotto alla morte. La presa di coscienza dell’associazione tra l’assunzione di eparina e la manifestazione di gravi sintomi allergici ha fatto scattare la ricerca della causa e la Food and Drug Administration (FDA) ha coinvolto i gruppi di ricerca sia accademici che industriali esperti nella chimica dell’eparina tra cui anche un gruppo di ricerca italiano, l’Istituto di Ricerche Chimiche e Biochimiche G. Ronzoni di Milano.


COMMENTI
12/05/2011 - Alberi invece di foresta (Adriano Sala)

Chi si occupa di eventi avversi continua a vedere gli alberi non la foresta a cui gli alberi appartengono. Mi riferisco a episodi come quello denunciato che hanno origine in Cina. Consultando il sito di RAPEX si rileva che circa il 60% degli eventi avversi rilevati in Europa in tutti i settori merceologici è dovuto a prodotti fabbricati in Cina. Questo fatto dovrebbe indurre la comunità europea a imporre controlli cogenti all'importazione di tutti i prodotti cinesi, non come barriera all'entrata, ma come forma di tutela della salute pubblica. Eppure ciò non avviene, perché danneggerebbe le aziende europee che in Cina producono, importano e fanno larghi profitti alla faccia dei compiti dell'unione europea, che riguardano la tutela della salute dei cittadini. Articoli come questo sull'eparina, asettici e freddi come si parlasse del sesso degli angeli, non aiutano a spostare il problema dal particolare al generale: la Cina ci sta avvelenando. Prego consultare RAPEX per rendersi conto della situazione.