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FISICA/ Una certezza in più per la relatività di Einstein

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Albert Einstein  (Foto Ansa)  Albert Einstein (Foto Ansa)
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Ma ancora oggi la relatività einsteiniana è oggetto di verifiche e controlli e proprio in questi giorni è in corso di pubblicazione sulle Physical Review Letters un articolo che riporta i risultati di una missione spaziale lanciata allo scopo di testare la stessa teoria. Si tratta dell'esperimento Gravity Probe B, ideato e gestito dalla Stanford University e dalla Nasa. La sua vicenda è eloquente per illustrare quanto detto sopra circa le prove sperimentali: l’esperimento è stato ideato 31 anni fa dall’astrofisico Francis Everitt, quando non c’erano ancora gli strumenti per eseguirlo; ci sono voluti 10  anni di preparazione del volo, la missione è durata un anno e mezzo e i fisici sono stati impegnati per 5 anni nell’analisi dei dati.

Da notare che è stato proprio dallo sviluppo delle tecnologie necessarie a Gravity Probe B che sono nati gli strumenti che hanno reso possibile la realizzazione dei sistemi GPS, che oggi usiamo quotidianamente per una varietà di servizi di localizzazione.

Ma cosa voleva verificare Everitt e che cosa hanno trovato gli scienziati della Nasa?

L’obiettivo della missione era di misurare due aspetti della teoria gravitazionale di Einstein: l'effetto cosiddetto geodetico, cioè la deformazione dello spazio-tempo che si verifica attorno a un corpo per effetto della sua massa; e l'effetto di trascinamento, in base al quale la Terra con la sua rotazione distorce lo spazio-tempo locale. Va notato che questo secondo effetto non aveva mai registrato fino ad allora nessun tipo di misurazione diretta.



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