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FISICA/ Una certezza in più per la relatività di Einstein

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Albert Einstein  (Foto Ansa)  Albert Einstein (Foto Ansa)
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La sonda, in orbita a 642 km dalla superficie terrestre, era equipaggiata con quattro giroscopi ad altissima precisione e un telescopio; i giroscopi erano raffreddati con elio superfluido a una temperatura inferiore ai 2 gradi sopra lo zero assoluto, così da ridurre al minimo ogni effetto di disturbo e da consentire ai loro componenti in piombo e niobio di diventare superconduttivi. Se non ci fossero effetti relativistici, gli assi dei giroscopi punterebbero sempre nella stessa direzione, indicata dalla posizione della stella IM Pegasi, una stella binaria nella costellazione di Pegaso. Invece sono stati misurate piccolissime, ma significative, variazioni dei loro assi e tali variazioni sono del tutto compatibili con le previsioni che si possono ottenere dalle equazioni di Einstein.

Le deviazioni angolari misurate sono di poche migliaia di millisecondo d’arco e, per il primo dei due effetti, quello geodetico, i valori misurati sono di poco sopra il 4% in più dei 6606,1 millisecondi d’arco previsti dalla teoria della relatività generale. È stato lo stesso Everitt a spiegare in modo efficace cosa rappresenti un valore simile: un millisecondo d’arco è  l’angolo sotto il quale si vede lo spessore di un capello umano da 16 chilometri di distanza.

E fa riflettere il fatto che la certezza circa una teoria così importante e di portata cosmica, sia legata a un accertamento osservativo così sottile e impercettibile.

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