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LUNA/ Tutte le rughe e le cicatrici del nostro vecchio e pallido satellite

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Credit: Immagine  NASA / Goddard Space  Credit: Immagine NASA / Goddard Space

Ciò che emerge di rilevante da queste ricostruzioni è il fatto che la Luna mostra una vasta gamma di caratteri topografici: ci sono superfici accidentate per l'accumulo dei crateri nel corso di miliardi di anni accanto a regioni levigate e riemersa da fenomeni di vulcanismo recenti.

Esaminando dove e come cambia l'asperità, i ricercatori possono ottenere importanti indizi sui processi che hanno plasmato il satellite. Una mappa delle rugosità della zona circostante il bacino Orientale, per esempio, rivela le sottili differenze nei detriti e nel materiale espulso quando si è formato il cratere a seguito dell’urto con un oggetto gigante.

Tali informazioni vanno combinate con una carta altimetrica che indica i punti più alti e più bassi. Osservando insieme i due set di informazioni, si può dedurre che una parte della zona Orientale non è solo di diversa altitudine ma è anche di diverso ruvidezza. Ciò dà indicazioni sul processo di impatto che ha proiettato il materiale espulso e anche sui processi che hanno agito in seguito per modificare la superficie. Allo stesso modo, le pianure lisce dei “mari” lunari, creati dall’attività vulcanica, hanno una "firma" di ruvidità ben diversa da quella degli altopiani della Luna; il che riflette le origini molto diverse dei due territori.

E come per la Luna, questa metodologia dell’analisi a varie scale può essere applicata anche per studiare i processi superficiali degli altri corpi del sistema solare. Certo, su Marte o Mercurio o su un asteroide i meccanismi saranno stati differenti ma comunque tali da lasciarci una traccia da interpretare per poter capire come mai i nostri vicini spaziali sono così come sono.



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