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ASTRONOMIA/ Quella pesante “assenza” nell’infinito della Hack

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È curioso come l’autrice, che riporta nel suo libro le immagini del fondo cosmico a microonde e cita gli esperimenti spaziali che le hanno ottenute, non ne evidenzi la rilevanza in connessione con il famoso paradosso. Similmente, parlando di fisica quantistica, pasticcia un po’ con la formula del principio di indeterminazione  e induce a credere  che il vuoto quantico sia equivalente al nulla.
Dettagli? Pignoleria? Non credo: la buona divulgazione non dovrebbe mai travisare od oscurare i risultati consolidati della ricerca scientifica, soprattutto quando, come in questo caso, il lettore medio non è in grado di valutare criticamente la correttezza delle affermazioni. La professoressa triestina non è comunque nuova nell’inventare spiegazioni “pseudoscientifiche”: in una trasmissione televisiva recente affermava che per deviare dal suo corso un asteroide sarebbe stato sufficiente farlo “attrarre” da una grossa astronave! Forse anche le nozioni di meccanica celeste vanno riviste, oppure sarebbe sufficiente avere l’onestà di chiedere il parere di un collega veramente esperto della materia.
Passando alla parte dedicata al rapporto tra la ricerca scientifica e la religione, in essa emergono innanzitutto il materialismo assoluto dall’autrice (esiste solo la materia ed è eterna) e parallelamente risulta evidente come il suo proclamato ateismo sia piuttosto un anticlericalismo di stampo antico, che dipinge il Magistero della Chiesa cattolica affannosamente impegnato a mantenere il “potere”, terrorizzando i fedeli con lo spauracchio del fuoco eterno. È questo in fondo l’ostacolo principale ad un sereno dibattito con Margherita: l’immagine del Cristianesimo che si è radicata nella sua mente, poco ha a che fare con il pensiero dei Padri della Chiesa e con la teologia attuale.

 



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