Scienze
venerdì 27 maggio 2011
Avrà come momento culminante la conferenza pubblica del card Camillo Ruini su “Scienze, ragione e fede: un rapporto sempre in costruzione” (28/5 h. 17.30, Centro Convegni “Bonus Pastor”, Roma) e a seguire la presentazione del libro Fede e scienza. Un dialogo necessario (Lindau), un’antologia di scritti di Benedetto XVI curata da Umberto Casale. Ma saranno tutti momenti intensi e partecipati quelli del 4° Workshop “Aspetti filosofici e teologici del lavoro scientifico”, organizzato DISF Working Group, operante presso Centro di Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede. Ce ne parla don Giuseppe Tanzella Nitti, teologo con un passato da astrofisico, iniziatore e anima del DISF.
Il titolo di questo workshop fa pensare che non si rivolga soltanto a filosofi e teologi ma possa cogliere un interesse più ampio …
In effetti, parlare di “Aspetti filosofici e teologici nel lavoro scientifico” può sembrare a prima vista poco consueto. Perché invocare le riflessioni della filosofia, o addirittura della teologia, quando il lavoro scientifico è chiamato a muoversi su basi oggettive e impersonali, che tengano fuori della porta del laboratorio ogni convinzione di carattere filosofico o religioso? In realtà, la storia della scienza, e anche le biografie personali di molti di coloro che la scienza l’hanno fatta, sembrano dirci proprio il contrario. Per fare scienza c’è bisogno di coinvolgimento e di passione, occorre avere la convinzione, almeno implicita, che la natura non si comporterà con noi in modo capriccioso, ma sarà fedele alle sue leggi. E soprattutto occorre credere che esista una verità, e che questa meriti di essere cercata. Ogni scienziato ha la sua “visione del mondo” e all’interno di tale visione impiega le categorie che ritiene più congeniali. È questo aspetto personalista della ricerca scientifica, ormai messo in luce da tanti autori, che merita di essere esplorato. E meritano anche di essere esplorate le ragioni per le quali uno scienziato “sposa” una visione del mondo piuttosto che un’altra. Perché per Galileo la natura era un libro da leggere e per Monod è invece una scena vuota, dove non c’è nulla da leggere, nessun significato da intravedere? Perché Hawking afferma che lo studio del cosmo può dimostrarci che Dio non esiste e Maxwell o Einstein ci dicono esattamente il contrario? Sono domande che ogni tanto varrebbe la pena di porsi per cercare di comprendere quali sono le dinamiche, filosofiche e teologiche appunto, che implicitamente soggiacciono molti aspetti del lavoro di uno scienziato.
La stessa cosa forse si può dire degli interventi di Benedetto XVI (raccolti nel volume che presenterete) e più in generale delle attività interdisciplinari promosse dal Portale DISF…
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