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SCIENZA E FEDE/ Un dialogo in lista d’attesa nelle università italiane

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Scienza e Fede  Scienza e Fede


Sei anni pontificato sono forse ancora pochi per tentare di fare un’analisi esaustiva degli insegnamenti di un Pontefice in tema di rapporti fra pensiero scientifico e teologia. Eppure Benedetto XVI ha già tracciato alcune coordinate che ama riproporre con frequenza. La fede cristiana è amica della ragione e un Dio senza Logos non può essere il Dio cristiano. Il mondo risponde ad un progetto creatore, e questo progetto è in certo modo intravisto dall’uomo di scienza, capace di percepire questo Logos perché la sua intelligenza è immagine del Dio. La teologia deve interessarsi alle conoscenze scientifiche per essere una migliore teologia. Non esiste vero progresso se le conoscenze scientifiche si limitano alla sfera dell’utile e del manipolabile e non si interrogano su cosa fa davvero crescere la persona umana. Sono solo spunti, ma individuano un itinerario che Benedetto XVI sta percorrendo da qualche tempo. L’antologia che presentiamo sabato prossimo raccoglie interventi dell’allora Joseph Ratzinger e un certo numero di discorsi di Benedetto XVI sul tema, proponendosi pertanto di offrire un contributo in tal senso. Anche sul portale DISF (www.disf.org) abbiamo cercato in questi anni di raccogliere e commentare alcuni fra gli insegnamenti più significativi di Benedetto XVI in materia, inserendoli nella cornice del ricco Magistero della Chiesa su fede e scienza, nel quale il neo beato Giovanni Paolo II occupa senza dubbio un posto tutto speciale.

 

 

Il dibattito su scienza e fede sembra monopolizzato da un lato dagli atei militanti alla Dawkins, dall’altro dai creazionisti estremi; su questo dibattito che portata e che incidenza hanno avuto il magistero sui temi scientifici di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI?

 

Le posizioni estreme alle quali si riferisce nascono di fatto in un clima religioso-culturale piuttosto distante da quello in cui, nella Chiesa cattolica, è di solito letta la sacra Scrittura. Ciò è vero anche per autori atei come Dawkins, perché essi hanno come riferimento religioso l’area culturale nella quale operano, propria delle Chiese nate dalla Riforma. Il Magistero cattolico non ha mai sottoscritto una interpretazione meramente letterale della Scrittura, e questo risolve già buona parte dei problemi ai quali la sua domanda si riferisce. La stessa vicenda di Galileo, a ben vedere, non fu una disputa esegetica ma un grande confronto di ambito filosofico-culturale, che influì positivamente sulla Chiesa cattolica, spronandola a prendere sempre più le distanze da un uso strumentale e poco illuminato della Scritture. Tutto ciò si riflette anche nel Magistero della Chiesa, e vi confluisce. Inoltre, e al di là del modo corretto di leggere le Scritture, gli ultimi pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI hanno insistito sul ruolo positivo che le scienze hanno sulla riflessione teologica, stimolando ad un clima di aperto e franco dialogo che elimina ogni radicalismo e fondamentalismo. Se sono vera conoscenza del mondo, la teologia cattolica non ha nulla da temere dalle conoscenze scientifiche: può essere da queste giustamente provocata, ma, per amore all’unica verità, deve accettare la sfida, con onestà intellettuale e rigore epistemologico.

 

Questo Workshop si inserisce nell’esperienza del DISF Working Group che prosegue ormai da diversi anni: come è nata e quali sono i suoi tratti più significativi?



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