BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCIENZA E FEDE/ Un dialogo in lista d’attesa nelle università italiane

Pubblicazione:

Scienza e Fede  Scienza e Fede
<< Prima pagina


Dopo i primi anni di esperienza del Portale DISF, ci accorgemmo che buona parte dei visitatori del web erano persone giovani, mediamente di formazione scientifica, interessate ad approfondire i contenuti della filosofia e della teologia in merito alle questioni scientifiche. Provammo a convocarne un certo numero a Roma, per alcuni seminari, e fummo sorpresi della risposta e dell’interesse. Dal 2005 abbiamo dato vita a un Seminario Permanente, consistente in quattro giornate di studio lungo l’anno e un Workshop finale (come quello di domani e dopo). Il Working Group riunisce ormai una cinquantina di giovani ricercatori provenienti da tutta Italia. Oltre ad ascoltare una relazione, i partecipanti lavorano in gruppi per la soluzione di un problema, pranzano insieme e presentano le loro soluzioni nella sessione pomeridiana. Per l’iscrizione è richiesta una laurea almeno di I livello e meno di 35 anni di età. Il materiale di studio e la documentazione multimediale dei seminari sono disponibili on line (http://www.disf.org/DWG/programma.asp). Uno sguardo a questo materiale può dare un’idea dei temi affrontati in questi anni. È ormai in corso di stampa un volume intitolatoConversazioni su scienza e fede, che raccoglierà, sotto forma di agili interviste, il materiale di alcuni dei seminari più significativi.

 

Lei dirige ormai da quasi dieci anni il Portale DISF: da questo osservatorio privilegiato come ha visto modificarsi l’atteggiamento del mondo scientifico verso l’esperienza religiosa?

 

Quando, insieme al prof. Alberto Strumia, pubblicammo nel 2002 il Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede —un’esperienza dalla quale il Portale DISF ha poi preso corpo— si trattava della prima iniziativa di questo tipo, almeno nel panorama italiano. Parlare di interdisciplinarità era sì di moda, ma nessuno sapeva bene cosa fosse e come si facesse. Eppure, si comprendeva bene che temi come le leggi di natura, il concetto di infinito, la natura del tempo, la bellezza, o il concetto di progresso, solo per fare alcuni pochi esempi, erano questioni che, per essere affrontate in modo completo, richiedevano non solo la prospettiva scientifica, ma anche quella filosofica e in alcuni casi quella teologica. Ci sembra di poter dire che quest’opera, suscitando curiosità e interesse nell’ambiente scientifico, stimolò molti lavori analoghi. Oggi esiste un ampio spazio al dialogo fra scienze, filosofia e teologia, ma in ambito italiano ciò si realizza soprattutto in Accademie, Istituzioni culturali e sul web. A differenza di quanto già avviene in altre nazioni, questa ricerca interdisciplinare non è ancora approdata nei curriculum universitari. Intitolare cattedre a questi temi, come invece già avviene nelle Università di Oxford, Cambridge, Chicago o Berkeley, sembra a molti ancora una fantasia. Questo, credo, è il prossimo passo che ci attende.

 

(A cura di Mario Gargantini)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.