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BIOLOGIA/ Quando il segnale viaggia nel nanotubo

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Modello di nanotubo  Modello di nanotubo

Hanno uno spessore di circa 2 millesimi di quello di un capello e si stanno rivelando sempre più importanti per la comprensione di molti fenomeni fisiologici e anche patologici: sono i nanotubi che collegano, come tanti microscopici tunnel, molte delle nostre cellule.  Da quando, qualche anno fa, si è rivelata la loro esistenza si susseguono le scoperte delle molteplici funzioni svolte da queste singolari vie di comunicazione intercellulare.
L’acquisizione più recente viene da una ricerca guidata da Xiang Wang e da Hans-Hermann Gerdes presso il Dipartimento di Biomedicina dell’Università di Bergen (Norvegia) nell’ambito del Programma Nanotechnology and New Materials: hanno trovato che attraverso i nano tubi cellulari possono transitare segnali elettrici alla velocità di 1-2 metri al secondo.
L’esperimento che ha portato a questo risultato si basa sulle proprietà di un colorante fluorescente che cambia intensità quando cambia il potenziale elettrico della membrana cellulare. Inserendo un ago per microiniezioni tra due cellule collegate da un nanotubo, si ottiene la depolarizzazione del potenziale di membrana; ciò determina l’attivazione dell’indicatore fluorescente che emette una specie di lampo subito seguito da un analogo segnale all’altra estremità del nanotubo. Il fenomeno era già stato osservato quattro anni fa ma bisognava dimostrare che non  si trattava di un caso particolare e che la comunicazione elettrica si verificava su tanti tipi di cellule.
Dopo numerosi e ripetuti esperimenti, il fenomeno ha assunto la necessaria rilevanza statistica e ora si può dire che l’accoppiamento elettrico rappresenta una situazione molto comune, anche se non riguarda la totalità delle cellule. Così, Wang, Gerdes e colleghi hanno potuto esporre i risultati dettagliati sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).



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