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BIOLOGIA/ Quando il segnale viaggia nel nanotubo

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Modello di nanotubo  Modello di nanotubo

I nanotubi intercellulari non sono tuttavia strutture stabili e permanenti; alcuni hanno un tempo di vita di appena alcuni minuti ed è impossibile prevedere quando si formano. La loro individuazione avviene spesso dopo un paziente “appostamento” di ore e ore al microscopio, finché la comparsa di un nanotubo permette ai biologi di filmarlo. Per aumentare la probabilità di avvistamento, i ricercatori hanno realizzato una micro matrice formata da un migliaio di punti collegati da ponti su una lamina piccola come un francobollo e ricoperta da un materiale nano strutturato. I punti vengono messi in corrispondenza delle cellule e le microcamere vengono focalizzate sui ponti, sperando che su uno di essi si manifesti il segnale rivelatore. Una volta rintracciato un nanotubo, si inizia la manipolazione per rivelare il segnale elettrico, mentre la fotocamera continua a tenere sotto osservazione l’intero set di cellule, aumentando così la probabilità di rivelare connessioni.
Il problema comnque non era semplicemente quello di trovare i nanotubi: bisognava capire come si attiva il segnale elettrico. Qui è venuta in soccorso l’intuizione di Wang che ha pensato a un fenomeno già noto da decenni: in molte membrane cellulari si formano sottili pori costituiti da proteine a forma di anello che congiungono due cellule. Sono chiamati “gap junction” e possono essere il tramite di scambi di impulsi elettrici tra cellule. Wang ha scoperto che ad una delle estremità di un nanotubo c’è una gap junction che quindi agisce da attivatore del segnale elettrico. 
Capito il come, resta ora da comprendere il perché di questa singolare forma di comunicazione tra le cellule. Un’ipotesi, avanzata da Gerdes, riguarda la possibilità che i nanotubi spieghino la coordinazione tra le cellule durante lo sviluppo embrionale; in quella fase le cellule percorrono lunghe distanze e mostrano una sorta di comportamento “collettivo”, muovendosi insieme come uno stormo di uccelli. I nanotubi potrebbero essere anche un fattore esplicativo dei movimenti delle cellule associati al rimarginarsi delle ferite, quando le cellule si spostano verso la zona interessata allo scopo di ripristinare i tessuti danneggiati. 



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