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LAMBERTO SPOSINI/ Il neurochirurgo: "Gli ematomi cerebrali non si possono prevedere"

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Si può dire che a Lamberto Sposini sia andata bene, sperando ovviamente che non abbia a soffrire conseguenze di quanto gli è accaduto. L'ematoma che lo ha colpito, infatti, o meglio l'aneurisma cerebrale, può essere mortale nella maggior parte dei casi. E non c'è possibilità alcuna di prevederlo. Si tratta, come ha spiegato a IlSussidiario.net il professor Marco Cenzato neurochirurgo dell'ospedale Niguarda di Milano, di una dilatazione dell'arteria che accade senza dare alcun avviso di quanto sta accadendo. "Funziona esattamente come la bolla che si forma nella camera d'aria di una gomma di bicicletta" dice Cenzato. "Si gonfia ed esplode improvvisamente, senza alcun preavviso". "E' una debolezza" spiega "della parete arteriosa che si forma con il passare degli anni e quindi scoppia". La maggior parte degli aneurismi sono congeniti, insorgono spontaneamente dalla nascita anche se esistono alcuni (rari) casi di origine infettiva, tumorale o traumatica. "Non si può neanche dire che esistano soggetti a rischio" dice Cenzato. "Purtroppo l'incidenza di questa patologia è abbastanza diffusa. Bisogna dire che c'è una età in cui si è particolarmente a rischio, e cioè quella compresa fra i 40 e i 60 anni (Sposini ha 59 anni, ndr) ma esistono casi di aneurisma che possono colpire anche bambini o adolescenti". Non tutti questi aneurismi scoppiano, precisa il professore, quelli a rischio riguardano otturazioni arteriose di dimensione superiore ai sette millimetri, ma purtroppo, dice ancora, non danno segno di sé fino a quando non scoppiano. E nella maggior parte dei casi "sono quelli che comunemente si chiamano ictus, quando si dice rimanere secchi sul colpo. Le persone tra i 40 e i 60 anni sono quelli più soggette a morire sul colpo per questi scoppi cerebrali, gli anziani dopo i 60 anni possono rimanere colpiti da danni di vario tipo". Si è parlato di un ritardo nei soccorsi di Lamberto Sposini, anche 40 minuti prima dell'arrivo dell'ambulanza. "In realtà" dice Cenzato "se si scampa all'ictus e quindi si sopravvive, il ritardo nei soccorsi può comportare dei danni per la pressione del sangue uscito sulle aree del cervello interessato. Si tratta poi di valutare cosa è successo all'interno della scatola cranica.




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