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GEOFISICA/ In arrivo la rete per catturare le tempeste magnetiche

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Un'immagine delle macchie solari (Foto Ansa)  Un'immagine delle macchie solari (Foto Ansa)
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Si utilizzano i magnetometri, termine col quale sintetizziamo la particolare strumentazione che permette di rilevare tutte le componenti del campo magnetico e la loro variazione nel tempo. Una delle grandezze più note è la cosiddetta declinazione magnetica, in pratica l’angolo formato dall’ago della bussola con la direzione del Nord geografico; è la misura che per secoli ha permesso la grande navigazione e che deve essere tenuta sempre aggiornata, anche se oggi potrebbe sembrare superflua data la diffusione della navigazione satellitare. Tuttavia, resta un’informazione fondamentale, che può diventare essenziale in caso di guasto ai sistemi di navigazione automatici o peggio di loro interruzione per motivi bellici.

Quali sono i dati importanti da misurare?

C’è una variazione sistematica del campo magnetico, detta secolare, che è lenta e graduale. In questi ultimi decenni, ad esempio, in Italia la declinazione sta aumentando e negli ultimi quattro anni è aumentata di circa tre gradi. Questa è l’informazione rilevante ai fini della navigazione. Poi però ci sono perturbazioni indotte dall’evoluzione dell’attività solare. Il Sole, come è noto, sviluppa la sua attività secondo un ciclo di 11 anni, un’attività che si evidenzia dal numero delle macchie solari. Nel 2006-2007 abbiamo avuto la fase di minimo dell’ultimo ciclo e ora ci avviciniamo al massimo che si verificherà verso il 2013. In questi casi aumentano fenomeni come le tempeste magnetiche, cioè rapide e brusche variazioni del campo che hanno effetti importanti non tanto sull’uomo - su questo si sta ancora indagando e attualmente non ci sono evidenze chiare - quanto sui sistemi tecnologici: a risentirne particolarmente sono le migliaia di satelliti di vario tipo che ormai avvolgono il Pianeta nelle zone dell’alta atmosfera; ma anche i sistemi di distribuzione della corrente elettrica. Avvicinandosi quindi la fase di massima attività, la nostra azione di monitoraggio diventa ancor più importante.

Qual è l’entità della possibile variazione del’intensità del campo magnetico?

L’intensità del campo magnetico ha come unità di misura ufficiale il Tesla, ma questa è una unità molto grande per il campo terrestre che è piuttosto debole rispetto, ad esempio, anche a una semplice calamita da tavolo. Per contro è pervasivo e diffuso su tutto il Pianeta e si estende anche oltre, a grande distanza dalla Terra. Il suo valore sulla superficie terrestre in Italia si situa attorno ai 60.000 nanoTesla, ma nei momenti di maggiore variabilità, in presenza di intense tempeste magnetiche, può variare anche del 5-10%.

E le misure sono condotte solo nei due osservatori che lei ha nominato?



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