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PREISTORIA/ Le "zone morte" del Sud Atlantico: estinzione di massa o resistenza degli organismi?

Pubblicazione:lunedì 13 giugno 2011

Le perturbazioni ambientali estreme provocano morie di organismi Le perturbazioni ambientali estreme provocano morie di organismi

Poiché la smectite viene prodotta come alterazione dei suoli a seguito di variazioni climatiche stagionali, piccole fluttuazioni climatiche sui continenti (spostamenti verso condizioni di clima effetto-serra) sono potenzialmente in grado di scatenare eventi significativi di seppellimento di materia organica nelle zone costiere con un’amplificazione della perturbazione climatica iniziale. Infatti, un incremento di materia organica sedimentata e il conseguente sequestro di CO2 causa un feedback negativo per il riscaldamento globale. L’entità dell’impatto sul clima a scala regionale o globale dipende dall’estensione areale della zona costiera soggetta a nutrificazione, incremento di produttività primaria, consumo di ossigeno e seppellimento di materia organica in condizioni anossiche.
Il caso studiato da Kennedy & Wagner indicherebbe che piccole variazioni dell’insolazione solare possono spostare la zona di convergenza intertropicale causando un aumento della piovosità nell’Africa tropicale con conseguente erosione dei suoli e produzione di grandi quantità di smectite. La smectite detritica immessa dai fiumi nell’oceano avrebbe favorito l’accumulo di materia organica in condizioni di massima espansione della zona di minimo dell’ossigeno conseguente a fertilizzazione e stratificazione delle masse d’acqua equatoriali, particolarmente calde nel Cretacico a causa delle condizioni di clima effetto-serra. I dati raccolti a livello millimetrico implicano tassi di cambiamento molto rapidi, su scala decadale, con superamento ritmico di condizioni ambientali soglia determinate dalla coincidenza di deposizione di smectite e anossia causate dal forzante climatico.
Il riscaldamento climatico attuale starebbe già innescando un’espansione (sia in profondità che lateralmente) della zona di minimo dell’ossigeno in vaste aree costiere delle basse latitudini, in modo simile a quanto ricostruito per il Bacino Ivoriano durante il Santoniano.


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