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DIBATTITI/ 2. La “persona” sfida le pretese riduzioniste delle neuroscienze cognitive

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Occorre insomma che lo “scambio d’informazione” che fa di ogni singolo animale-politico-uomo unapersona, e non solo un non-barbaro, sia anche con il «fondamento» trascendente l’ambiente fisico e culturale. Quel «fondamento trascendente» che allora — mi si perdoni il voluto gioco di parole —, non senza fondamento razionale «meta-fisico», il credente definisce “Dio”, dando ad «esso», che perciò è creduto essere un Lui, una natura a sua volta personale. Ovvero, facendo di ogni uomo un’imago Dei,come per primo Agostino lo definì nella Città di Dio, nel testo che perciò costituisce la magna charta,anche politica, non solo della civitas christiana medievale, ma la radice della stessa civilizzazione occidentale moderna.

Proprio in quel testo, infatti, si afferma che è la persona-imago-Dei, e non il cives, greco o romano che sia[3], il soggetto irriducibile di diritti e doveri nella civitas. Non è forse la Bibbia e il Vangelo a ricordarci che “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio?”. Ma, come ricorda Melloni nell’articolo “Cercando il «neurone di Dio»”  questa dell’imago dei è “teologia” non “neuroteologia”, anche se può essere posta in continuità con le neuroscienze cognitive, grazie ad un’appropriata ontologia duale della realtà fisica, biologica e antropologica.     

 


[1] Gli animali superiori sono certamente capaci di conoscenza e comunicazione, ma non sono in grado di cambiare “i codici” della loro comunicazione e quindi di inventarsi nuovi linguaggi, nuove strutture cognitive. Hanno cioè una logica, ma non una meta-logica, proprio come hanno una coscienza, ma non un auto-coscienza…

[2] “L’anima” non è nel corpo o in qualche sua parte, come nelle antropologie sia dualiste che moniste, ma “l’anima contiene il corpo e le sue parti” come affermano Tommaso e tutte le antropologie duali, anche quella fenomenologica.

[3] Ricordiamo che l’occasione storica della scrittura di quel testo da parte di Agostino era stato l’evento sconvolgente del “sacco di Roma” del 410 ad opera di Alarico, ovvero l’anticipazione di quella caduta dell’impero romano d’occidente che si sarebbe verificata meno di settant’anni dopo. La fine della civitas hominis, mentre la civitas Dei è immortale quanto le persone che la compongono.



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