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VULCANI/ Il "monitor" internazionale per evitare le catastrofi

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Un'immagine spettacolare dell'eruzione del vulcano cileno Cordon Gaulle-Puyehue (Foto Ansa)  Un'immagine spettacolare dell'eruzione del vulcano cileno Cordon Gaulle-Puyehue (Foto Ansa)
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Nei paesi Ue la valutazione e gestione del rischio sono affrontate attraverso buone conoscenze scientifiche e di monitoraggio. Di contro, nei paesi partner Ue extraeuropei sono in generale meno approfondite e sono ostacolate da fattori come la scelta stanziale extra-urbana alle falde di vulcani attivi, generata da necessità di sopravvivenza domestica (terreni fertili, costo-vita meno elevato), risorse scientifiche ed economiche disponibili insufficienti a monitorare il numero di vulcani attivi presenti in territorio nazionale, lunghi intervalli di tempo tra eruzioni ed eventi correlati che abbassano la soglia di percezione del rischio su scala nazionale e locale, vincoli culturali con il territorio. Inoltre, l’impedimento alla creazione di una gestione organizzata per il rischio vulcanico nasce spesso dalla esigua conoscenza propria vulnerabilità, dalla mancanza di comprensione dell’evento catastrofico, dall’ottimistico calcolo di valutazione dell’autoriparazione (resilienza) e infine dalla scarsa disponibilità di mezzi di comunicazione di massa.

 

Come si è svolta l’indagine sul campo e cosa volevate valutare?

 

Nell’ambito del progetto, l’Unità funzionale di telerilevamento (responsabile Fabrizia Buongiorno) dell’Ingv è partner e coordinatore del monitoraggio da satellite con dati EO e non EO di vulcani scelti come test-site, partecipando inoltre allo studio socio-economico in Camerun, in collaborazione con Minimidt [Ministere de l’industrie, des mines et du developpement Technologique], partner di MIA-VITA per le attività in loco. Nel 2009-2010 si è svolta la prima campagna di ricerca in ambito socio-economico nella regione Fako che, attraverso l’analisi di 108 interviste, ha prodotto informazioni importanti per lo studio della vulnerabilità e resilienza delle popolazioni stanziali intorno al Mt. Camerun. Nel 2010, Marco Neri (Ingv-Catania) in collaborazione con Phivlocs (Philippine institute of volcanology), partner di MIA-VITA per le attività nelle Filippine, hanno portato a termine la campagna scientifica di ricognizione su terreno sul vulcano Kanlaon per l’aggiornamento della carta geologica.

 

Quali i primi risultati e come proseguirà ora l’indagine?

 

Sono attualmente in via di studio ed elaborazione tutti i dati raccolti sinora. Sono in programma due nuove campagne, la prima sul vulcano Fogo (Capo Verde) durante la quale gli ingegneri Christian Bignami e Marco Chini (Ingv-Cnt) in collaborazione con Inmg (National meteorological and geophysical institute) installeranno corner reflectors per la calibrazione dei dati Sar e la seconda in Camerun per concludere la campagna di studio socio-economico con l’utilizzo dei meta-dati raccolti nel 2010. Il progetto MIA-VITA si concluderà con l’analisi integrata di tutti i dati acquisiti durante i quattro anni di ricerca.



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