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IDROGENO/ C’è una “rete” che può far accelerare l’Italia

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Una delle vetture a celle a combustibile (Foto Ansa)  Una delle vetture a celle a combustibile (Foto Ansa)

All’inizio di giugno, davanti al Museo Mercedes-Benz di Stoccarda, si è concluso con successo il primo giro del mondo su auto a idrogeno: tre Mercedes-Benz Classe B F-Cell, dopo aver percorso più di 30.000 chilometri e aver attraversato 14 paesi su quattro continenti, sono rientrate alla base da dove erano partite alla fine di gennaio. Con questo viaggio Mercedes-Benz ha fornito una significativa dimostrazione delle qualità di veicoli a celle a combustibile in termini di prestazioni e robustezza e lancia così la sua prima vettura elettrica a celle a combustibile prodotta in serie su strada.

La produzione in piccola scala dell’auto elettrica ecologica è già in corso. Nel 2010, i primi 200 veicoli sono stati consegnati a clienti in Europa e negli Usa. La tecnologia della Classe B F-Cell è basata su celle a combustibile di ultima generazione e il sistema di trasmissione è composto da uno stack di celle compatte, una potente batteria agli ioni di litio, tre serbatoi da 700 bar per l’idrogeno e un compatto e leggero motore anteriore.

Ma, si dirà, la Germania è la Germania: c’è un piano ben coordinato per lo sviluppo delle tecnologie all’idrogeno, ci sono infrastrutture in costruzione, c’è molta determinazione. E in Italia? Se ne è parlato nei giorni scorsi alla Fast a Milano, in un documentato convegno promosso in collaborazione con H2it, l’Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile, il cui presidente Lucio Gallo, insieme ad Angelo Perfumo della Ansaldo Fuel Cells di Genova, ha risposto alle domande de ilsussidiario.net.

 

Secondo lei, è possibile sviluppare una via italiana all’idrogeno? A quali condizioni?

 

Esiste la possibilità concreta che in Italia si sviluppi un mercato delle tecnologie dell’idrogeno, nel senso che esistono delle competenze distintive che possono dare grandi contributi; quello che manca è piuttosto una consapevolezza più profonda dei vantaggi che può dare un’economia basata sull’idrogeno. Manca di conseguenza la capacità di sviluppare un sistema che permetta di incentivare le esperienze migliori e quindi di costruire un sistema per realizzare in maniera diffusa queste applicazioni. Laddove le iniziative non derivino da progetti europei, oggi esempi interessanti sono presenti principalmente grazie ad alcune esperienze di operatori “innovatori” o a iniziative specifiche a livello di qualche regione/distretto che ha iniziato a investire in questo settore.

 

Quali potrebbero essere i principali attori di uno scenario italiano?



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