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IDROGENO/ C’è una “rete” che può far accelerare l’Italia

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Una delle vetture a celle a combustibile (Foto Ansa)  Una delle vetture a celle a combustibile (Foto Ansa)
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Gli attori di questo processo devono essere le imprese, ma non possono essere solo le piccole e medie; bisogna che anche la grande industria si riconosca in questa prospettiva. In tal senso l’impegno di alcune grandi realtà industriali italiane deve avere continuità: mi riferisco a Eni, Enel e alla possibilità che la stessa Fiat rientri in questo scenario. E naturalmente, laddove ci possa essere una possibilità di impegno più ampio nel campo del sequestro della CO2 ci potrebbe essere un contributo tecnologico anche da parte di Finmeccanica. L’esigenza che noi vediamo è che si realizzi un forte coordinamento a livello nazionale tra tutte le esperienze portate avanti anche da centri di ricerca e università. C’è la necessità di un coordinamento dall’alto tra ministeri, regioni e alcune province, che coinvolga aziende e ricercatori, per arrivare a definire e attuare un programma unitario per un’unica via all’idrogeno coesa e coordinata. Come ci insegna l’esperienza di alcuni altri paesi, in primis la Germania.

 

Cosa indicano i censimenti che come H2it avete condotto?

 

Abbiamo svolto due censimenti sia nell’ambito della ricerca, sia in quello industriale. Le indagini mostrano sostanzialmente due cose. La prima è che c’è ancora una notevole attività nel mondo dell’università e dei centri di ricerca concentrata principalmente su alcune tematiche; ciò avviene sostanzialmente perché si tratta di tematiche più abbordabili dal punto di vista economico Se ci fossero più risorse disponibili si potrebbero affrontare anche temi più impegnativi e di più ampio respiro. Quanto all’industria, siamo in un momento di debolezza e molte imprese sono impegnate in un’azione di ristrutturazione e rilancio più che nello sviluppo di nuove tecnologie; sono molte peraltro le aziende che guardano con entusiasmo a queste nuove tecnologie, ma per ora devono limitare le spese e non possono permettersi certi livelli di investimenti.

 

Quali sono i più interessanti avanzamenti tecnologici recenti?

 

Tra le prospettive più interessanti vale la pena citare le celle a carbonati fusi (Molten carbonate fuel cell, Mcfc) per il sequestro della CO2 (Ccs). Per quest’ultimo processo ci sono molte tecnologie candidate e molte sono spesso citate anche sui media: ad esempio, quelle basate su ammine e che derivano da impianti chimici; tuttavia, quando sono applicate per ridurre la concentrazione di CO2 presentano problemi di inquinamento e, soprattutto, implicano un elevato consumo di energia. Le celle a carbonati fusi, invece, operando elettrochimicamente concentrano la CO2 in uscita da una centrale termica, che diventa così facile da separare, nel mentre producono energia elettrica addizionale. Il grande vantaggio è che questo processo produce, anziché consumare, energia, quindi presenta un bilancio complessivo molto favorevole.

 

E le applicazioni verso quali settori sono indirizzate?



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