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ENERGIA/ Dal contatore alla fattura, al via il campionato europeo per l’efficienza

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Un contatore elettrico (Foto Imagoeconomica)  Un contatore elettrico (Foto Imagoeconomica)

Secondo le più recenti stime della Commissione europea, sembra che l’Ue non sia in grado di raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica per il 2020 che gli Stati membri si erano prefissati nel quadro della strategia cosiddetta 20-20-20. Oggi l’Europa importa più della metà dell’energia che utilizza e, se nulla cambierà, la nostra dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili aumenterà entro il 2030; con le conseguenze economiche e ambientali che abbiamo imparato a conoscere.

Serve quindi uno scatto in avanti e per questo, nel marzo scorso, la Ce aveva proposto un nuovo piano di efficienza energetica comprendente una serie di misure da attuare in tutti i settori economici per conseguire ulteriori risparmi energetici. Il piano è stato accolto favorevolmente dal Consiglio “Energia” e dal Parlamento europeo e ora la Commissione ha presentato la proposta legislativa di direttiva sull’efficienza energetica che trasforma in misure vincolanti molte delle azioni chiave contenute nel piano.

Si tratta di misure apparentemente semplici, ma con effetti calcolabili. C’è anzitutto l’obbligo giuridico per tutti gli Stati membri di istituire regimi di risparmio energetico: le società di distribuzione o di vendita di energia al dettaglio saranno obbligate a risparmiare ogni anno l’1,5% del volume delle proprie vendite, attuando tra i consumatori finali di energia interventi di efficienza energetica, quali, ad esempio, il miglioramento dell’efficienza del sistema di riscaldamento, l’installazione di doppi vetri o l’isolamento dei tetti. In alternativa, gli Stati membri hanno la possibilità di proporre altri meccanismi di risparmio energetico, ad esempio programmi di finanziamento o accordi volontari in grado di portare agli stessi risultati senza però imporre alcun obbligo alle imprese del settore.

Come ha osservato Samuele Furfari, coordinatore del settore Energia della Direzione generale trasporti ed energia, presentando al proposta nei giorni scorsi, toccherà al settore pubblico dare l’esempio. In generale, è tuttora basso il rendimento energetico medio del patrimonio immobiliare esistente, inclusi gli edifici pubblici; e si calcola che una loro ristrutturazione a costi ottimali può portare un risparmio energetico fino al 60%.

Gli enti pubblici si dovranno quindi impegnare a favore della diffusione sul mercato di prodotti e servizi a basso consumo energetico, sottostando all’obbligo legale di acquistare edifici, prodotti e servizi efficienti sotto il profilo energetico. Essi dovranno inoltre ridurre progressivamente l’energia consumata nei propri locali effettuando ogni anno i necessari lavori di rinnovo su almeno il 3% della superficie totale degli edifici superiori a 250 metri quadrati.



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