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OGM/ Il mais transgenico potrà iniziare la sua "resistenza" (agli insetti)?

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Commentando la nuova sentenza, Piero Morandini, del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Milano, osserva che «il decreto era un obbrobrio giuridico, perché non riconosceva la legislazione europea in materia, ma ancora di più era un insulto al buon senso e alla ragione». Morandini ricorda una serie di obbrobri normativi, iniziata nel 2000 con il cosiddetto “decreto Amato”, voluto da Pecoraro Scanio, che vietava l’importazione di mais transgenico in Italia. Quel decreto è stato annullato dopo quattro anni dal Tar del Lazio.

Nel 2001 arriva il Decreto Legislativo 212/2001 che stabilisce, tra le varie cose, che occorre l’approvazione del Ministero (per l’Agricoltura) per poter coltivare piante transgeniche. Peccato che tale decreto non sia mai stato notificato a Bruxelles e che vada contro le norme europee.

Nel 2005 il ministro Alemanno emana la legge 5/2005, che avrebbe dovuto normare la coesistenza tra le diverse colture (convenzionale, transgenica e biologica) senza escluderne nessuna. «Di fatto, e in barba alla Raccomandazione Europea sulla Coesistenza (la quale indicava scientificità, trasparenza e proporzionalità delle misure alla base della coesistenza), ha bloccato ogni possibilità per gli agricoltori italiani con perdite stimate ogni anno, tra perdite del raccolto a mancati aumenti di centinaia di milioni di euro ogni anno. La legge 5/2005 imponeva che fino a quando non fossero stati emessi i piani di coesistenza (che attendiamo ancora oggi nel 2011!), la coltivazione di materiale transgenico era punibile “con l’arresto da uno a due anni o con l’ammenda da 5.000 a 50.000 euro”».

Buona parte della legge 5/2005 è stata poi abolita dalla Corte Costituzionale nel marzo 2006, ma poi il ministero aveva negato la possibilità di coltivare invocando la mancanza di piani di coesistenza nelle regioni. C’è poi stata una sentenza del Consiglio di Stato che ha affermato il diritto degli agricoltori a coltivare gli Ogm regolarmente autorizzati in Europa, e poi ancora il Tar, nel 2010, che dava torto al Ministero dell’Agricoltura e intimava il suddetto a inserire quattro varietà di mais Bt nel registro delle varietà coltivabili in Italia.



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