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NANOTECNOLOGIE/ Benvenuti nel migliore dei nanomondi possibili

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«Un giorno – bello o brutto non si sa – ci sveglieremo e troveremo la nostra vita quotidiana intessuta di nanotecnologie, ma a quel punto ogni effetto di sorpresa sarà svanito, poiché ciò potrà avvenire solo quando le tecnologie avranno abbandonato ormai da tempo il nido protettivo dei laboratori e delle riviste scientifiche riservate agli specialisti». È lontano o vicino quel giorno? Se lo chiede, e offre molti elementi per rispondere, Federico Neresini nel recente volume "Il nano-mondo che verrà – Verso la società nanotecnologia" (Il Mulino).

Un testo singolare, che riesce a mixare in modo piacevole la narrazione delle vicende storiche che hanno segnato l’emergere e l’affermarsi di queste nuove tecnologie, con l’analisi sociologica e la documentazione dei comportamenti dei diversi attori presenti sullo scenario: scienziati, imprese, istituzioni, comunicatori e pubblico. Un saggio interessante anche perché non solo ci aiuta a inquadrare il presente e il futuro delle nanotecnologie ma perché le riconosce come paradigma ideale per capire cosa significhi oggi “innovazione” e come si sviluppino, più in generale, le complesse relazioni tra tecnoscienza e società, superando le contrapposizioni che le vedono, alternativamente, subordinate l’una all’altra: «L’innovazione avanza insieme al cambiamento socio-tecnologico: non solo l’oggetto tecnologico evolve e si sviluppa, ma si trasforma anche il quadro di riferimento necessario alla sua interpretazione e al suo utilizzo che viene condiviso e stabilizzato all’interno del contesto sociale entro cui tale oggetto si afferma. Società e tecnoscienza si modellano reciprocamente, imponendoci di superare tanto il determinismo tecnologico quanto quello sociale per la comprensione dell’innovazione».

Poter monitorare un’innovazione tecnologica nel corso della sua infanzia è un’occasione speciale anche per studiare le reazioni del pubblico alla novità e come queste, a loro volta, incidano sul percorso evolutivo della tecnologia. Un fattore determinante di questa reciproca influenza è il mondo della comunicazione, anche se – avverte Neresini – non c’è «una regolare corrispondenza fra opinione pubblica e media, né tanto meno sarebbe appropriato considerare i secondi come valido indicatore della prima».



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