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OTTICA/ L’ultimo regalo di Babbo Natale: la visione all’ultravioletto

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Una renna  Una renna

Infatti non si deve dimenticare che il fatto che si sia in grado di percepire una certa radiazione presuppone che quella radiazione arrivi sulla retina. Ma la radiazione ultravioletta ha un contenuto energetico assai elevato (il contenuto energetico della radiazione è inversamente proporzionale alla lunghezza d’onda, quindi una corta lunghezza d’onda indica un contenuto energetico alto): quando raggiunge la retina dei mammiferi essa porta rapidamente a un fotodanneggiamento. Negli uomini, ad esempio, questo viene evitato grazie al fatto che la cornea e il cristallino, due dei mezzi oculari che si trovano prima della retina, sono in grado di assorbire l’ultravioletto, bloccandolo.

Non si tratta di una cosa priva di conseguenze: l’assorbimento dell’ultravioletto da parte della cornea genera una fastidiosa irritazione, detta cheratite, ben nota a chi decide di sciare troppo a lungo senza un buon occhiale da Sole o a chi utilizzare un saldatore senza protezione, mentre l’assorbimento da parte del cristallino provoca l’ingiallimento del cristallino stesso, un fenomeno noto come cataratta. Per il nostro sistema visivo però questi problemi sono decisamente inferiori a quelli che si verificherebbero se l’ultravioletto arrivasse sulla retina: era quello che capitava fino ad alcuni anni fa quando, eliminando un cristallino ingiallito, non si metteva nulla al suo posto.

Le renne sarebbero quindi il primo animale di dimensioni rilevanti e dotato di una vita media abbastanza lunga (tutti fattori che rendono l’esposizione all’ultravioletto maggiormente pericolosa) in grado di vedere l’ultravioletto senza subirne danni. Parte ora la ricerca per capire in che modo le renne limitino questo problema: potrebbe essere una ricerca con una importante ricaduta pratica, in particolare se mostrasse una strategia per difendere anche l’uomo. Sono molti gli articoli che mostrano come l’esposizione all’ultravioletto sia negli uomini una importante causa di ipovisione nell’età avanzata, tramite una patologia detta degenerazione maculare legata all’età: sarebbe bello se dalle renne, fino ad oggi note alle nostre latitudini soprattutto per il trasporto di Babbo Natale, giungesse un suggerimento per la nostra salute.

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