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MEDICINA/ Silenzio in sala (operatoria)

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Foto: Ansa  Foto: Ansa

L’indagine è stata condotta nelle cliniche universitarie di Neuchâtel e Berna dove i ricercatori hanno esaminato 35 pazienti che si sono sottoposti a importanti operazioni programmate all'addome. Hanno preso in considerazione la durata dell'intervento, i parametri demografici e i livelli di sonorità delle sale operatorie. Secondo i dati riportati dai team, il 17% ha sviluppato la SSI e l'unica variabile era il livello di rumore nella sala operatoria, che era significativamente più alto nel caso di pazienti che hanno sviluppato un'infezione: 43,5 decibel (dB), rispetto ai 25 dB per pazienti che non hanno sviluppato SSI. I ricercatori hanno trovato picchi di almeno 4 dB al di sopra della media nel 23% delle operazioni dei pazienti affetti da SSI, contro l'11% riscontrato in altri interventi. «Avendo trovato una significativa correlazione – hanno dichiarato - tra la SSI entro trenta giorni dall'intervento e più alti livelli di rumore nella sala operatoria, non possiamo fare a meno di concludere che il rumore sia collegato a un ambiente stressante o a una mancanza di concentrazione che si riflettono sui risultati dell'operazione».
Secondo gli autori della ricerca, i livelli di rumore sembrano aumentare in entrambi i gruppi un'ora dopo la prima incisione. Tale aumento potrebbe, secondo loro, essere dovuto alla complessità dell'intervento, ma le conversazioni su argomenti che non riguardavano il paziente sono risultate legate a un livello di rumore molto più alto, il che è probabilmente dovuto a una mancanza di concentrazione dell’èquipe di chirurghi. I ricercatori sottolineano peraltro che tale interpretazione è congetturale, perché la durata delle conversazioni non riguardanti il paziente non è stata registrata.



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