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Scienze

RICERCA/ Quando gli articoli portano gli scienziati in "Paradiso"

Per l'avanzamento di carriera dei ricercatori, spiega MARIO GARGANTINI, non conta solo quanti articoli uno ha pubblicato, ma soprattutto su quali riviste

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

Qualche tempo fa sulla rivista Genome Biology era apparso un articolo in forma di dialogo che ironizzava sulla situazione dei ricercatori condannati a dipendere, per il loro avanzamento di carriera, dal cosiddetto “Impact Factor”.

Si tratta di un indice stabilito per misurare l'importanza delle pubblicazioni scientifiche: è un punteggio dipendente dalla rilevanza della singola rivista che ha accettato la pubblicazione; a sua volta la decisione di pubblicare è conseguenza della valutazione degli articoli (gli scienziati preferiscono il termine “lavori”) da parte del comitato scientifico e dei peer reviewer, cioè dei colleghi che dovrebbero applicare criteri rigorosi e imparziali di giudizio.

Conta quindi non solo quanti articoli uno ha pubblicato, ma soprattutto su quali riviste e con quale impact factor. Questo procedimento è molto criticato e spesso innesca polemiche, come quella recente che è giunta sulle prime pagine dei quotidiani denunciando la difficoltà per i giovani ricercatori nell’accedere alle testate più “impattanti”.

Nell’articolo citato, Gregory Petsko immagina l’arrivo prematuro di un biologo in Paradiso dove viene sottoposto da parte di San Pietro a un nuovo tipo di esame di ammissione, quello dell’impact factor: se è superiore a 10 entra, altrimenti scende all’Inferno. Ed è la fine che fa il nostro scienziato, “reo” di avere un basso impact factor. È un dibattito destinato a proseguire.

Per alimentarlo può essere utile esaminare anche situazioni che documentano di esperienze più positive. Come quelle analizzate nello studio presentato nei giorni scorsi dalla Fondazione Cariplo e pubblicato nella collana “Quaderni dell’Osservatorio” della stessa Fondazione che, oltre a rendere pubblicamente disponibili alcuni studi di approfondimento finalizzati alla pianificazione degli interventi, si estende anche agli esiti delle attività di valutazione dei progetti realizzati.

L’analisi esamina i risultati conseguiti dai progetti finanziati attraverso il bando “Ricerca scientifica in ambito biomedico” nel periodo 2001-2007. Secondo la valutazione bibliometrica, i progetti finanziati dalla Fondazione Cariplo avrebbero una performance circa doppia rispetto a quelli realizzati in Italia, nei paesi Ocse, e nei paesi del G8 nel medesimo ambito scientifico.

Per i responsabili della Fondazione questi risultati derivano dalla scelta di ricorrere a un processo di selezione rigoroso, trasparente e basato sul giudizio di referee indipendenti, in grado di premiare progetti e team di ricerca che generano avanzamenti della conoscenza riconosciuti e utilizzati dalla comunità scientifica internazionale. Lo studio prende in considerazione 120 progetti finanziati fra il 2001 e il 2007 per un valore complessivo di circa 19,5 milioni di euro.