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TECNOSCIENZA/ La bellezza degli “artigiani” avrà la meglio sugli stregoni

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La scienza del Medioevo  La scienza del Medioevo

Il dubbio insomma era che “lì fuori” avremmo trovato veramente poche persone in grado di comprendere la totale mancanza di ragionevolezza dei proclami di tanta parte dell’odierna tecno-scienza. Mancanza di ragionevolezza non per motivi etici, filosofici, morali (qui il dibattito non manca ..) ma proprio squisitamente tecnici, insomma Carlo ed io continuavamo a domandarci come mai il dibattito sulla tecnoscienza fosse polarizzato tra chi ne magnificava le sorti e il ruolo liberatorio e chi ne metteva in luce il carattere maligno e oppressivo mentre mancassero completamente delle voci che semplicemente dicessero: guardate che la cosa semplicemente non funziona perché non è credibile.

Nessuno dice niente, eppure i farmacologi sanno che da trenta anni a questa parte il numero di nuovi farmaci immessi sul mercato è crollato (ma non avevamo preso il controllo sul mondo biologico?), gli agrari sono consci che la tecnologia OGM è farraginosa e sostanzialmente poco produttiva, gli epidemiologi sono al corrente dello sconsolante insuccesso di quaranta anni di lotta contro il cancro, i fisici comprendono benissimo che la teoria delle stringhe (con tutto il corollario mediatico di Universi Eleganti e simili svolazzi ...) non può essere provata sperimentalmente ed è quindi tutt’al più un manieristico esercizio matematico.

Nel frattempo, fuori dai riflettori, si sta faticosamente costruendo una nuova scienza sensibile alla complessità della natura e umilmente attenta alla realtà delle cose. Ma come spiegarlo se nei corsi di statistica che spesso mi capita di fare in varie università e centri di ricerca debbo ahimè notare come l’iper specializzazione abbia fatto terra bruciata di quel senso comune statistico che era uno dei  principali ferri del mestiere dello scienziato ? Analogamente Carlo, dal suo punto di vista di naturalista, notava un’analoga (e pericolosissima) disaffezione verso l’osservazione del reale, di quell’arte delicata legata all’osservazione sul campo raggiunta coltivando l’esprit de finesse per i particolari apparentemente irrilevanti ma in realtà sostanziali.

Insomma ci trovavamo d’accordo nel lanciare un grido d’allarme per una scienza che, mentre si proclamava sempre più forte e potente, perdeva inesorabilmente proprio le sue armi più efficaci, quelle che avevano permesso la sua affermazione. Il futuro della conoscenza ci appariva insomma indissolubilmente  legato al rilancio di quel «canone» artigiano che a partire dal ’600 aveva ispirato la grande tradizione scientifica occidentale e che ora rischiava di scomparire lasciando in piedi solo un osceno simulacro di scienza, a ben veder il suo esatto contrario. Una tradizione basata sulla contemplazione della natura insomma, che si trasformava in una cucina di stregoni pasticcioni.



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COMMENTI
15/07/2011 - anche gli olismi hanno dei rischi (Sergio Palazzi)

Articolo molto interessante, di sicuro incuriosisce verso il libro. Ci sono alcuni punti che personalmente trovo un po' azzardati, probabilmente per una certa enfasi. D'accordo che una certa scienza idolatrata non è nemmeno scienza (cosa c'è di meno scientifico dei discorsi che cominciano con "tutti gli scienziati ritengono che..."?; e se ne sentono sempre più spesso). D'acordo che, sempre di più, la massa tende ad avere una visione dello Scienziato Tecnocrate che fa molto "Mattino dei maghi". D'accordo che di pseudoscienza tarocca ce n'è in giro troppa, e fa male soprattutto alla scienza. D'accordo che, tanto per dire, il riduzionismo dei fisici verso la chimica faceva già sorridere GN Lewis quando la quantomeccanica stava appena nascendo, mentre oggi tendiamo a capire sempre di più gli aspetti supramolecolari e complessi della realtà materiale. Ma non vorrei che per eccesso si scivolasse verso l'olismo allo stato brado, che sia l'antiscientismo goethiano e romantico, o che ne so, Gaia da una parte, il creazionismo dall'altra. Comunque è un discorso che merita attenzione.