BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TECNOSCIENZA/ La bellezza degli “artigiani” avrà la meglio sugli stregoni

Pubblicazione:

La scienza del Medioevo  La scienza del Medioevo
<< Prima pagina

Nella pratica scientifica, la scelta di adottare o meno il canone artigiano segna la differenza tra la «bella» e la «brutta » scienza, e permette di individuare i metodi più utili per lo studio della natura. Difficilissimo, se non impossibile, anche solo offrire i primi rudimenti di tale canone, l’unica strada per noi era allora quella di farne intuire l’aroma, di farne comprendere le ragioni attraverso il legame con la ‘primaria esperienza estetica’ che tutti ci accomuna. Insomma partendo dalla semplice constatazione che tutti preferiamo passeggiare lungo un sentiero delle Dolomiti piuttosto che sul lato della tangenziale est, e che quindi un bello di natura esiste eccome e non si tratta solo di puro soggettivismo.

Abbiamo allora cercato di scoprire le tracce di questa bellezza nel modo in cui l’uomo conosce la natura. In altre parole la scommessa è stata: “Se la natura racchiude in sé tracce di una bellezza condivisa, allora la bella scienza sarà quella che riesce a intercettare queste tracce e riportarle visibilmente nelle sue spiegazioni”.

Noi speriamo che questa scommessa sia stata compresa e fatta propria dai lettori, lo speriamo di cuore in questi tempi in cui le scienze naturali e le tecnologie derivate stanno attraversando un momento particolarmente critico perché tuttora ancorate ai vecchi miti del riduzionismo e della spiegazione monocausale dei fenomeni che per definizione fa a pezzi la bellezza proprio perché non riconosce la compresenza della  miriade di tenui vincoli e relazioni armoniche che costituiscono il carattere essenziale della bellezza della natura.

Incidendo come mai accaduto prima sulle dinamiche del pianeta e sul futuro stesso della nostra specie, le scienze naturali si trovano oggi in prossimità di un bivio. Se in futuro prevalesse l’ideologia riduzionista, che tende a cancellare la trama complessa dell’ecologia terrestre, ogni possibilità di rinnovare la cultura della scienza sarebbe preclusa e la natura sarebbe totalmente reificata, resa merce e sfruttata al pari di un mero deposito di risorse.

Stregoni pericolosi insomma ma, noi crediamo, “di passaggio”, destinati a lasciare il posto ad una riconquista della bellezza del sapere scientifico che ci riconcili col mondo. Già oggi la letteratura scientifica più accorta mostra di aver superato gli steccati delle «discipline» e di essersi affrancata dalla stretta del riduzionismo. Una «scienza della natura» può esistere, a patto di recuperare quel senso del concreto che è il requisito essenziale di ogni vero cambiamento nel modo di pensare, di vivere e di agire.  

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
15/07/2011 - anche gli olismi hanno dei rischi (Sergio Palazzi)

Articolo molto interessante, di sicuro incuriosisce verso il libro. Ci sono alcuni punti che personalmente trovo un po' azzardati, probabilmente per una certa enfasi. D'accordo che una certa scienza idolatrata non è nemmeno scienza (cosa c'è di meno scientifico dei discorsi che cominciano con "tutti gli scienziati ritengono che..."?; e se ne sentono sempre più spesso). D'acordo che, sempre di più, la massa tende ad avere una visione dello Scienziato Tecnocrate che fa molto "Mattino dei maghi". D'accordo che di pseudoscienza tarocca ce n'è in giro troppa, e fa male soprattutto alla scienza. D'accordo che, tanto per dire, il riduzionismo dei fisici verso la chimica faceva già sorridere GN Lewis quando la quantomeccanica stava appena nascendo, mentre oggi tendiamo a capire sempre di più gli aspetti supramolecolari e complessi della realtà materiale. Ma non vorrei che per eccesso si scivolasse verso l'olismo allo stato brado, che sia l'antiscientismo goethiano e romantico, o che ne so, Gaia da una parte, il creazionismo dall'altra. Comunque è un discorso che merita attenzione.