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ENERGIA/ L’oro che rende efficienti le celle solari "difettose"

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Qui nascono i problemi: le cariche in viaggio, infatti, vengono più velocemente ricombinate con altre cariche di segno opposto che si trovano in superficie prima di essere raccolte ai capi del potenziale, facendo diminuire la differenza di potenziale e impedendo così la formazione della corrente. La corrente perciò non viene dispersa, ma letteralmente svanisce. Risultato: le normali celle solari hanno una efficienza solitamente poco sopra il 10%.

Il fatto nuovo occorso ai ricercatori è assolutamente casuale e non voluto. Il particolare tipo di cella sviluppato utilizza dei nano-cavi di silicio monocristallino che si accrescono ordinatamente a partire da un’“esca”, una piccola particella d’oro. Durante il processo di accrescimento la particella d’oro di un nano-cavo è andata persa e il silicio ha iniziato a crescere amorfo, ricoprendo anche i nano-cavi già formati.

I ricercatori hanno deciso di non buttare via questi prodotti e di utilizzarli comunque.  I fatti successivi dicono che hanno fatto benissimo: l’efficienza dei nuovi pezzi “difettosi” infatti è sorprendentemente migliore di qualsiasi aspettativa, anche rispetto ai pezzi “normali”. Come mai? Quello che è avvenuto è in realtà del tutto simile a un procedimento che si utilizza nella costruzione dei microchip, e va sotto il nome di passivazione, ovvero il procedimento di ricopertura di un metallo tramite la formazione di uno stato ossidato. Questo processo, pur noto, non è praticamente mai stato utilizzato nella realizzazione delle celle fotovoltaiche.



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