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SPEDIZIONI/ Qui Caucaso, il ghiacciaio è on line

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Il fotografo e ideatore dell'iniziativa Fabiano Ventura  Il fotografo e ideatore dell'iniziativa Fabiano Ventura
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«Il secondo tipo di attività – continua Ventura - prevede di associare ai dati fotografici quelli delle rilevazioni sul campo svolte da vari ricercatori. Si eseguiranno, ad esempio, bilanci di massa dei ghiacciai, studi sull’albedo, cioè sulla copertura luminosa degli stessi, misure dello scioglimento dello strato ghiacciato nell’arco dei 40-50 giorni della spedizione. Tutto questo varrà paragonato con altri dati storici presi da altri ricercatori georgiani in quelle. zone nel corso degli anni, per dare un valore storico ai dati rilevati».  

I dati quantitativi presi sul campo vanno quindi a rafforzare quelli qualitativi ricavati a livello fotografico. Ma cerchiamo di capire i diversi ruoli e il valore dei singoli apporti esplorativi. «Alcuni dati si possono ottenere solo dal campo e sarebbe impensabile ottenerli da aereo o da satellite; e viceversa. Si tratta di tre metodologie tutte valide e con valenze significative e autonome. Unaa peculiarità delle analisi sul terreno è di poter evidenziare i cambiamenti dello spessore dello strato ghiacciato; mentre da satellite e dall’aereo si valuta meglio lo spostamento dei fronti dei ghiacciai».

A seguire il lavoro del team sarà un apposito Comitato Scientifico costituito da nomi ben noti nel panorama scientifico internazionale, come Claudio Smiraglia (Università Statale di Milano), Kenneth Hewitt (Cold Regions Research Centre della Wilfrid Laurier University canadese), Christoph Mayer (Accademia delle Scienze di Monaco di Baviera).

La spedizione in Caucaso, che durerà dal 28 luglio al 1 settembre 2011, è la seconda di un piano di cinque (Karakorum, Caucaso, Alaska, Ande, Alpi) in tre continenti, previste per avere, a fine progetto, il polso della situazione a livello mondiale.

La prima, che si è svolta in Karakorum nel 2009, ha avuto un notevole successo scientifico e mediatico. Interpellato sui risultati di questa missione, Ventura così li sintetizza: «Quei ghiacciai non stanno poi così male. Si è trovato che c’è una situazione di stabilità; si tratta di ghiacciai molto grandi e lunghi e non c’è stato un grande arretramento dei fronti, anzi alcuni ghiacciai sono addirittura in espansione. Sono fenomeni però non dovuti al surriscaldamento globale e tuttora oggetto di studio. La spedizione del 2009 ha confermato il fatto che la situazione del Karakorum è molto particolare e la dinamica dei suoi ghiacciai è piuttosto anomala: non presenta ad esempio quel forte arretramento e quella perdita di massa di altri, come la vicina catena Himalayana o altre in Europa e Nord America».



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