BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPAZIO/ Quando i nodi delle galassie vengono al pettine

Pubblicazione:

La classificazione delle galassie di Hubble (Fotolia)  La classificazione delle galassie di Hubble (Fotolia)

Sono passati molti anni da quando Edwin Hubble propose nel 1936 il suo schema di classificazione delle galassie. Hubble è forse l’astronomo più noto al grande pubblico, protagonista di fondamentali scoperte: la legge di espansione dell’universo che porta il suo nome (anche se recentemente è stata messa in discussione la paternità della scoperta, che andrebbe attribuita a padre Lemaitre) e l’esistenza di altre galassie nell’universo come la Via Lattea. Per questi meriti Hubble ha ricevuto l’onore di vedersi intitolato il telescopio spaziale, le cui immagini, aldilà della fondamentale importanza scientifica, sono ormai entrate nell’immaginario collettivo.

Per tutti questi anni, ogni studente di astronomia ha imparato la classificazione delle galassie da lui proposta, dalla caratteristica forma ‘a diapason’. Essa pone sul manico della forcella le galassie ellittiche, con forma sempre più schiacciata, fino ad arrivare alla biforcazione oltre la quale trovano posto le galassie a spirale, di forma “a disco”, divise in due classi a seconda della presenza o meno delle barre.

Quella di Hubble è una classificazione basata sulla morfologia e in particolare sulle immagini del grande telescopio di Monte Wilson di 2,5 m di diametro, ai tempi il più grande al mondo. La classificazione ha resistito più o meno indenne attraverso tutti questi anni, anche se era già stata proposta una classificazione alternativa nel 1976 dall’astronomo olandese van den Bergh. Tuttavia essa non ebbe grande fortuna e non riuscì a scalzare quella dell’astronomo americano.

 



  PAG. SUCC. >