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TRACHEA ARTIFICIALE/ Macchiarini: vi spiego come ho "creato" un organo nuovo

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La portata di una tale realizzazione è «fenomenale. E’ la prima volta – continua - che un organo artificiale viene, con la tecnica della medicina rigenerativa,  impiantato, e in maniera permanente». Un’operazione resa ancor più difficile dal fatto che «la trachea è in contato con l’ambiente esterno; inoltre, è stata impiantata non solo la struttura tubulare, ma anche la biforcazione, a destra e a sinistra, verso i polmoni. Si è tratto di un lavoro molto complesso». Evidenti le implicazioni dal punto di vista etico.

«Abbiamo usato cellule mononucleari che abbiamo fatto differenziare in cellule staminali. Lavorando dove vengono dati i Nobel, può solo immaginare quanti comitati etici abbiano dovuto affrontare». Etica, ma anche, e soprattutto, per chi analizza la questione dal punto vista strettamente tecnico, convenienza.

«Io, in passato, ho utilizzato le cellule staminali embrionali. Ma ora non le uso più. Perché, clinicamente, non hanno mai dato i risultati che speravo. Ho deciso di cambiare, e con le staminali adulte indifferenziate ho ottenuto ciò che volevo, senza crisi di rigetto». La prossima sfida? «Il Polmone», risponde senza esitazioni. «Tenterò di produrne uno con le medesime tecniche usate per la trachea o di recupere le funzionalità di uno rovinato con la terapia rigenerativa cellulare». Macchiarini non è in grado di dire se anche in Italia si sarebbe potuto portare a termine un esperimento del genere. «Queste cose sono fatte per essere studiate in ambiente universitario. Ma se io non vi ho accesso..».

 

 

(Paolo Nessi



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