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SCOPERTE(?)/ La vita artificiale, la rx delle idee e gli altri falsi miti della "scienza"

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Craig Venter, scopritore della "vita artificiale" (Foto Ansa)  Craig Venter, scopritore della "vita artificiale" (Foto Ansa)

I legami non covalenti (in questo caso legami idrogeno) sono molto più deboli dei legami covalenti, per cui la stabilità del DNA deriva da miriadi di questi legami deboli che, come abbiamo detto, sono vincolati da un’alta specificità. Questo porta in primo piano una caratteristica cruciale della materia biologica: la presenza di forme molto peculiari e invarianti che derivano dalla necessità di stabilire un numero elevatissimo di legami molto specifici fra le parti.

Una molecola, però, non è un essere vivente, in quanto da sola non fa e non produce un bel nulla: per esempio, non sfrutta l’energia dell’ambiente per costruire i suoi costituenti, non si sviluppa, non muore (se mai si degrada), ecc. Un batterio invece è un essere vivente: ha una membrana con una struttura molto complessa che lo separa dall’ambiente esterno fornendogli individualità e quindi dandogli la possibilità di essere considerato un sistema, nella fattispecie, un sistema biologico. Un sistema biologico si autoregola e si dà un gran da fare per sopravvivere, inoltre si riproduce e alla fine muore.

Per tutte queste ragioni, alcune molecole potranno entrare e uscire liberamente dal sistema, alcune saranno escluse, altre saranno accumulate, altre ancora saranno prodotte (sintetizzate) oppure demolite. Tutto ciò avviene grazie a una complessa architettura molecolare di strutture (generalmente proteiche) che garantiscono un metabolismo altrimenti fisicamente impossibile. In questo quadro ricco di attori comprimari, l’unico regista è la cellula, nella fattispecie il batterio preso nella sua interezza, mentre il DNA si limita a fare le funzioni di un “deposito” di informazione per produrre le proteine.

È importante essere molto chiari su questo punto: una posizione “essenzialista” in cui il DNA è considerato come il motore immobile e unico principio causale della vita è completamente al di fuori delle evidenze scientifiche. La questione è insomma puramente ideologica: si tratta in sostanza di far balenare l’idea di una potenza praticamente infinita della tecnologia, la qualcosa non solo è falsa, ma anche molto pericolosa per l’avanzamento della conoscenza e la reale soluzione di problemi.

Questo tipo di atteggiamento si sta però profilando in maniera molto minacciosa in vari campi: si pensi, ad esempio, agli studi di risonanza magnetica funzionale che pretenderebbero di svelarci le idee e i sentimenti delle persone dalle loro mappe di attivazione metabolica del cervello, in questo caso gli svarioni metodologici sono ancora peggiori di quelli della vita artificiale.



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