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RICERCA/ C’è una curiosità che permette di ricostruire la storia del Pianeta

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In università il problema è riuscire a fare ricerca, perché la ricerca costa e i finanziamenti continuano a diminuire. L’errore più grave è soprattutto quello di penalizzare la ricerca di base perché la ricerca applicata si fonda su quella di base e quindi senza questa non si farà più niente.

 

Un rapporto del Censis parlava di una crisi originata da una mancanza di desiderio di costruire e crescere. È d’accordo con questo giudizio?

 

Non penso che all’origine di tutta la crisi mondiale ci sia un calo del desiderio, però quello che percepisco, anche al di fuori dell’università, è che il mondo di adesso è molto diverso da quello in cui sono stata educata e sono cresciuta. Oggi ci sono infinite sollecitazioni, paradossalmente avete molte più possibilità, ma sembra non ci sia nulla che interessi veramente. Io credo che tanto dipenda da un’educazione che aiuti a seguire con deter­minazione le proprie passioni.

 

E in università?

 

Durante le escursioni con gli studenti del terzo anno mi capita di chiedere a qualcuno: “Ma tu che cosa vuoi fare? Hai già pensato a una tesi?”. Spessissimo mi rispondono: “No, non so”. Oppure altri diventano rossi fino alla punta dei capelli, perché magari gli piacciono i dinosauri e quasi si sentono in colpa a dire che sono appassionati di dinosauri perché pensano che fare il geologo voglia dire per forza andare a studiare le caratteristiche geomeccaniche di suoli e rocce per l’ingegneria civile. Certo che se non seguono loro stessi le proprie passioni e curiosità!

 

Lei come si muove, in quanto professoressa, rispetto a questa mancanza di educazione?

 

Io ho avuto la fortuna di incontrare e vedere lavorare persone che per me sono tuttora esempi positivi e cerco di fare lo stesso. Alle persone che si laureano con me cerco di insegnare un approccio scientifico alle scienze della terra che permetta loro di andare a fare di tutto: non voglio che siano destinati a studiare per la vita i nannofossili, non sono i “miei” dottorandi! Credo che uno degli scopi dell’università sia quello di tirar fuori i talenti degli studenti e le loro capacità perché la mente fertile è la loro e magari da cose che noi studiamo da dieci anni loro possono prendere lo spunto per fare un altro tipo di applicazione. A loro quindi dico: coraggio e seguite le vostre passioni!

 

(a cura di Alessandro Acerbi)



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