Scienze
lunedì 4 luglio 2011
Per evitare di iniziare a lamentarci del clima di questa estate appena iniziata, può essere interessante andare a esaminare i dati climatici dello scorso anno. Ce ne offre l’opportunità la pubblicazione, fresca di stampa, dello State of the Climate 2010: una documentata e dettagliata indagine a livello planetario realizzata dal Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), in coordinamento con la Meteorological Society americana. Si scoprirà così che il 2010 è stato uno dei due anni più caldi mai registrati.
Il rapporto è ormai un appuntamento annuale, pubblicato come supplemento speciale del Bollettino della Meteorological Society: è frutto del lavoro di 368 scienziati provenienti da 45 paesi e fornisce un puntuale aggiornamento relativo agli indicatori del clima globale, ai più importanti eventi climatici e a ogni altra informazione rilevante sul clima in base ai dati provenienti da ogni continente.
La relazione di quest’anno prende in esame 41 indicatori climatici - quattro in più rispetto allo scorso anno - tra cui la temperatura dell’atmosfera inferiore e superiore, le precipitazioni, i gas serra, l’umidità, la copertura nuvolosa, la temperatura e salinità dell’oceano, i ghiacci marini, i ghiacciai e il manto nevoso. Ogni indicatore include migliaia di misurazioni da più insiemi di dati indipendenti che permettono agli scienziati di individuare le tendenze generali.
Mentre alcuni noti fenomeni climatici ciclici hanno avuto una notevole influenza sul tempo e sul clima nel corso dell’anno, l’analisi completa degli indicatori mostra il procedere del trend a lungo termine evidenziato negli ultimi 50 anni e in linea con il modello del cambiamento climatico globale. Esaminiamo quindi alcuni degli indicatori climatici più significativi.
La temperatura, come si è detto, è stata tra le due più elevate da quando si è iniziato a tenerne la registrazione sistematica nel tardo XIX secolo. Lo documentano i tre più importanti set di dati indipendenti. In particolare, le temperature medie annuali nell’Artico hanno continuato ad aumentare a circa il doppio del tasso di latitudini più basse.
Il ghiaccio marino artico si è ridotto a una delle più piccole aree mai misurate e la calotta glaciale della Groenlandia si è sciolta al più alto tasso almeno dal 1958. L’area di ghiaccio fuso della Groenlandia è stata circa l’8% in più rispetto alle precedenti misure del 2007. Quanto ai ghiacciai alpini, si sono ridotti per il ventesimo anno consecutivo. Nel frattempo, l’estensione media del ghiaccio marino in Antartide è aumentata a un massimo di tutti i tempi.
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