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NEUROSCIENZE/ L'esperto: i neuroni in vitro? Non potranno mai sostituire quelli del nostro cervello

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Resa del cervello umano di Nicolas P. Rougier  Resa del cervello umano di Nicolas P. Rougier
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Di norma, in questi casi, «il paziente viene curato con farmaci che riequilibrano la situazione neurotrasmettitoriale. Per esempio, dal momento che vengono meno delle cellule che usano la dopamina come mediatore, noi diamo quantità elevate del precursore della dopamina, il che consente di far regredire i sintomi».

Questo non significa tuttavia,  che il morbo sia estinguibile. «Non può guarire, e tornare ad una situazione di partenza», afferma Ceroni. «In tutte le malattie neurodegenerative, non possiamo assolutamente pensare di potere sostituire le cellule che degenerano con altre che vadano a rioccupare la stessa posizione. Non soltanto le cellule non si possono rigenerare, ma la connessione lesa no può essere ricostruita».

Il motivo è presto detto: «il cervello non può permettersi di alterare la propria rete senza che questo implichi un’alterazione del soggetto e della personalità». Una ricerca inutile, quindi? Tutt’altro. «E’ interessante il fatto che i ricercatori, prendendo dei fibroblasti, che producono i connettivi della cute, siano stati in grado di produrre dei neuroni. La ricerca non é detto che debba avere un’utilità immediata, ma quanto scoperto potrà avere dei riscontri oggettivi in futuro. Sarà interessante, ad esempio, capire come le cellule siano state fatte evolvere, e quali siano stati geni implicati. Tutto questo permetterà di analizzare, ad esempio, il perché della neurodegenerazione». 

 

(Paolo Nessi)



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