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SPAZIO/ Così la Nasa cerca di combattere la "disoccupazione galattica"

Con il lancio dell’Atlantis, ultimo degli shuttle, si chiude un’era di missioni spaziali. MARIO GARGANTINI ci spiega cosa si sta pensando per il futuro della Nasa e dei viaggi nel cosmo

Lo shuttle Atlantis (Foto Nasa) Lo shuttle Atlantis (Foto Nasa)

Per un po’ gli ingegneri e tecnici della Nasa che lavoravano al programma Shuttle saranno ancora occupati: ci sono le delicate attività di smantellamento delle specifiche rampe di lancio del Kennedy Space Center di Cape Canaveral, con le relative attrezzature di servizio e di controllo. E poi c’è da organizzare a dovere il trasferimento della già pensionata navetta Discovery allo Smithsonian Institution Museum di Washington, dove diventerà una delle principali attrazioni per turisti e studenti e farà sognare tanti giovani aspiranti astronauti.

Dopo, però, lo spettro della disoccupazione diventerà realtà. Oggi, infatti, col lancio (meteo permettendo, non è escluso un rinvio per pioggia) dell’ultimo degli shuttle, l’Atlantis, si chiude un’era iniziata circa trent’anni fa e densa di esperienze, successi, suspence e anche tragici eventi. Il bilancio del programma Shuttle vede nella colonna “lanci effettuati” il numero 135; ma registra anche una colonna “deceduti” con un terribile numero 14: quello degli astronauti morti nei due disastri del Columbia e del Challenger.

È un bilancio che annovera anche risultati pregevoli: come la riparazione in orbita del prezioso specchio del telescopio spaziale Hubble, che ci ha regalato le più spettacolari immagini cosmiche; e i rifornimenti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), col suo arredamento di strumenti ed esperimenti di bioingegneria e scienza dei materiali.

Ora però tutto questo è storia passata. Da domani non ci saranno più Shuttle targati Usa per il trasporto di astronauti e di apparecchiature scientifiche. Con la prima conseguenza che la Nasa, per tornare a casa sulla ISS, dovrà chiedere “un passaggio” ai russi e, prossimamente, ai cinesi e agli indiani. La russa Soyuz è già stata prenotata per i dieci voli programmati entro il 2013. Ma si tratta solo dei voli con personale a bordo; per il trasporto in orbita di carichi pesanti la navetta russa non è adeguata e bisognerà pensare ad altro.