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SPAZIO/ Così la Nasa cerca di combattere la "disoccupazione galattica"

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Lo shuttle Atlantis (Foto Nasa)  Lo shuttle Atlantis (Foto Nasa)

Ecco allora la nuova via della Nasa: quella che passa dai privati. La navigazione spaziale sta per diventare un settore dell’economia, del commercio e servizi e sono già nate società molto agguerrite e tecnicamente preparate. Per i voli con astronauti sono quattro le aziende alle quali la Nasa passerà il testimone per portare in orbita nuovi equipaggi entro il 2015: sono la californiana SpaceX, la Boeing con la sua sede texana, la Blue Origin di Kent (Washington) e la Sierra Nevada (Colorado). La stessa SpaceX ha già in lista d’attesa dodici voli cargo americani che non possono andare sulla Soyuz e anche la società Orbital Sciences (Virginia) ne ha appaltati otto.

Mentre il mercato si anima e i vari attori cercano di ritagliarsi le posizioni più vantaggiose e competitive, si infittisce il dibattito sul futuro della Nasa. Un dibattito che è al tempo stesso scientifico ed economico e coinvolge pesantemente anche gli abitanti di quella ampia zona che circonda il centro Kennedy, spesso identificata come la Space Coast. Pare che in tutta l’area siano circa 8.000 i posti di lavoro che andranno persi sia nelle attività spaziali dirette che nell’indotto.

Ma la speranza non è chiusa; è solo rinviata. Nell’ottobre scorso il Congresso ha varato un Authorization Act per la Nasa che assegna all’agenzia il compito di sviluppare un vettore e un veicolo appositi per missioni umane a lungo raggio: si torna a parlare della Luna, come possibile meta e si fa insistente l’ipotesi di dare la caccia a qualcuno degli asteroidi più vicini a noi, cercando di trovare, sulle loro accidentate superfici, punti di approdo “morbidi”.

L’idea di restare “a Terra” non va proprio giù agli avventurosi yankee.



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