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TESTIMONI/ Padre Busa con i Gigabyte alla radice del "mistero uomo"

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Padre Roberto Busa  Padre Roberto Busa

Padre Roberto Busa ci ha lasciati a pochi giorni dal Meeting di Rimini, quel Meeting che l’aveva visto presente per diversi anni a partire dal 1998: dapprima come poliedrico relatore (il suo primo intervento aveva il significativo titolo: “Tecnologie, ruscelli di sapienza. Ossia, il coraggio della certezza”); poi come visitatore attento e curioso, con lo sguardo aperto di chi non smette di imparare e con la semplicità stupita tipica del bambino e insieme del sapiente.

Ogni incontro, ogni mostra, era un’occasione per quell’esperienza che non aveva remore a definire di “meditazione”: e dopo qualche minuto di osservazione, di ascolto e di riflessione ecco arrivare la domanda arguta, la notazione penetrate, la puntualizzazione profonda.

Forse quella della profondità, tra le tante caratteristiche con cui lo possiamo ricordare, è quella che più colpiva in lui: una profondità che pescava in uno sconfinato patrimonio di conoscenze linguistiche, scientifiche, filosofiche, teologiche; ma che, soprattutto, attingeva alla fonte di una fede limpida e robusta, vissuta come esperienza gioiosa e libera, che spalanca alla realtà in tutte le sue dimensioni e abilita a un’esplorazione senza confini.

Di territori (conoscitivi, ma anche geografici, nei numerosi viaggi) ne ha esplorati parecchi, ma a partire dal continente al quale ha dedicato la maggior parte del suo instancabile lavoro e che gli era più caro: quello della parola. E perciò quello dell’uomo che, solo tra i viventi, l’ha ricevuta in dono e che condensa nelle espressioni verbali la drammaticità della sua esistenza e il suo inesauribile bisogno di felicità.

Padre Busa vedeva nel linguaggio il manifestarsi di alcune certezze primigenie che stanno alla radice di ogni espressione umana e che vengono prima di qualsiasi parola e gesto. Ogni conoscenza, ogni autentico progresso, non può germogliare e fiorire se non sotto la spinta di quelle forze interiori costitutive dello spirito umano che egli chiamava “ontologia generativa”; è da qui che prende alimento ogni attività umana, compresa la scrittura del software, la programmazione dei robot, la gestione delle grandi reti di telecomunicazione.



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