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CLIMA/ Diminuirà il ghiaccio artico? Dipende dai venti

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Un iceberg in disgelo  Un iceberg in disgelo

Studiando il legno raccolto in vista della datazione al C14, si è scoperto che i resti di legno hanno avuto origine vicino ai grandi fiumi dell’attuale Nord America, dove domina l’Abete Rosso, e della Siberia, dove invece regna il Larice. Cambiamenti nelle abbondanze sono perciò evidenze di cambiamenti di rotta, alterazioni delle correnti e modifiche delle condizioni di vento nell’Oceano Artico. Datando inoltre l’era di formazione delle dune lungo le coste per più di 500 km si è scoperto che durante il periodo caldo fra 4.000 e 8.000 anni fa c’era più mare libero e meno ghiaccio lungo le coste di quanto non ce ne sia oggi.
Le conclusioni cui conduce lo studio sono alquanto interessanti: «possiamo mostrare che ci sono grandi variazioni naturali della quantità di ghiaccio marino artico», spiega Funder, evidenziando due conseguenze, «la cattiva notizia è che c’è una chiara relazione fra temperatura e quantità di ghiaccio, ergo non ci sono dubbi che aumentando il riscaldamento diminuirà il ghiaccio; la buona notizia però è che anche di fronte a una riduzione di più del 50% dell’attuale, la quantità di ghiaccio marino non raggiungerà un punto di non ritorno. I nostri studi infatti mostrano in via definitiva che i cambiamenti sono massimamente dovuti all’effetto che la temperatura ha sul sistema dei venti dominanti, cosa non sufficientemente tenuta di riguardo quando si prevede l’imminente scomparsa dei ghiacci, come spesso riportato dai media».



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