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VERSO IL MEETING/ L’anno della chimica tra atomi e quark

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Un diffrattometro a raggi X  Un diffrattometro a raggi X

Il fatto che, secondo il modello di Rutherford-Bohr, gli elettroni occupassero una porzione di spazio chiaramente distinta dal nucleo non appariva priva di conseguenze. Nel tempo – scrive Riva - e soprattutto grazie al lavoro di due giganti della chimica, gli americani  Gilbert N. Lewis e Linus C. Pauling, si arrivò a comprendere come il legame che permette agli atomi di unirsi senza fondersi si realizza grazie alla condivisione di alcuni elettroni. Nelle molecole i nuclei atomici non si sovrappongono ma si posizionano a una distanza definita, detta “di legame”, il che permette ad alcuni dei rispettivi elettroni di occupare una stessa porzione dello spazio internucleare “cementando” così l’unione tra atomi diversi.
Soave parte proprio da Pauling per indicare nella struttura molecolare l’origine delle proprietà delle sostanze: «Lo scienziato inglese Eddington una volta disse che lo studio del mondo fisico, e io aggiungerei del mondo biologico, è la ricerca di strutture e non di sostanze». E indica il modo con cui oggi possiamo vedere “Dove sono gli atomi all'interno di una sostanza”: è grazie alla tecnica della diffrazione di raggi X.
L’immagine di un diffrattometro campeggia nello spazio della mostra dedicato alla chimica; mentre chi vorrà “vedere” la struttura interna di un cristallo potrà accostarsi a due fotografie di diffrazione: vedrà dei punti impressi sulle lastre fotografiche, che sono gli “spot”di diffrazione, cioè il segno lasciato sulla lastra dalla radiazione X diffratta dal cristallo; la distanza tra gli spot fornisce l'informazione sulla lunghezza dei lati della cella cristallina. Il valore delle due foto è anche storico: una è su pellicola tipo Weissemberg e risale agli anni 1960-70; l’altra è su Polaroid ed è del decennio successivo.
È superfluo aggiungere che oggi tutto ciò si traduce in pixel e in Megabyte.

(Michele Orioli)

 



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