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L'INTERVISTA/ Rossi (Cern): nei tunnel di LHC per cogliere i segni di un “oltre”

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Il superacceleratore di particelle LHC (Foto Ansa)  Il superacceleratore di particelle LHC (Foto Ansa)

«Ecco, la fisica e la scienza in generale è un esempio significativo di come la certezza di una conoscenza solida, sperimentata, generi nuove domande che portano la conoscenza a un livello superiore di certezza: ma il nuovo livello ha già dentro la vocazione a essere superato (non cancellato). Direi quindi che valgono tutte e due: la domanda e la certezza sono come le gambe che, se correttamente dirette, ci portano verso la verità».

Se scorriamo i passaggi della mostra troviamo non solo tante domande, ma le stesse domande che si ripropongono a diversi livelli e che si riformulano. Così l’indivisibilità è crollata, per quanto riguarda l’atomo, esattamente cento anni fa con l’esperimento di Rutherford; ma è stata presto rilanciata dallo stesso fisico neozelandese in riferimento al nucleo e poi ancora alle particelle che compongono il nucleo.

Certo, tra l’esperimento del team di Rutherford nel piccolo laboratorio di Manchester (un maestro, due allievi e un tecnico), riprodotto con varie simulazioni della seconda stanza, e quelli che avvengono nel tunnel di 27 km a 100 metri sotto il confine franco-svizzero, ci sono grandi differenze. Rossi indica solo qualche numero: oltre 2.000 magneti superconduttivi mantenuti a una temperatura di -271 °C; 38.000 tonnellate, anche se per una macchina di quelle dimensioni non è molto; circa un miliardo di collisioni tra protoni al secondo. I filmati proiettati e le gigantografie presentate lungo il percorso espositivo danno già un prima idea della portata di questa impresa, simbolo della big science.

Ma ci sono importanti e stimolanti elementi di continuità e analogia tra la vicenda di Rutherford del 1911 e le ricerche attuali al Cern. «Certo: il superacceleratore LHC è come un gigantesco esperimento di Rutherford: facciamo delle collisioni che sono migliaia di miliardi di volte più potenti di quelle che fece Rutherford. I rivelatori avvolgono completamente le collisioni e scattano 20 milioni di foto digitali al secondo, continuando senza sosta a prendere dati. Alla caccia del fantomatico bosone di Higgs, importante quanto il nucleo atomico, e le altre particelle, rivelatrici, si spera, del nuovo livello che potrebbe spiegare tante cose a cominciare dalla materia oscura che apparentemente domina la meccanica delle galassie».



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