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L'INTERVISTA/ Polkinghorne: la fecondità del mondo, al margine del caos

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L'intervista a John Polkinghorne  L'intervista a John Polkinghorne
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L’altra cosa che vorrei dire circa la fisica quantistica è che ha avuto un grande successo, sappiamo come fare i calcoli e i risultati sono giusti, tuttavia non comprendiamo pienamente la teoria. Il mondo quantistico infatti è sfuggente e inaffidabile nei suoi caratteri, ma il mondo di tutti i giorni, che pure è fatto di costituenti quantistici, ovviamente è chiaro e affidabile: e noi non capiamo come il mondo di tutti i giorni emerga pienamente dalle attività quantistiche sottostanti. Questo è chiamato «problema della misura» ed è tuttora irrisolto.

Quindi in sostanza mi pare di capire che la situazione è all’incirca la stessa delle origini.


Ci sono ancora problemi irrisolti nella teoria quantistica. Ottant’anni dopo la sua scoperta c’è ancora da lavorare allo stesso modo per comprendere esattamente cosa è stato realizzato.

E qual è la sua personale interpretazione della meccanica quantistica?

Bene, anzitutto io penso che gli oggetti quantistici sono reali, ma hanno una realtà sconcertante, non sono schiettamente oggettivi come il mondo di ogni giorno, il mondo dei tavoli e delle sedie. Così, per esempio, gli elettroni non hanno una posizione definita, ma hanno la potenzialità di avere una posizione definita, se li guardiamo e vediamo dove si trovano. Così il tipo di realtà del mondo quantistico non è esattamente oggettiva, non è proprio come quella del mondo di tutti i giorni. Esistono differenti caratteristiche se guardiamo a differenti livelli.

Lei ha anche lavorato molto sui rapporti tra la fede cristiana e la scienza e ha anche una sua personale interpretazione della Provvidenza. Può riassumere brevemente le sue idee al proposito?

Io intendo prendere la scienza molto sul serio, perché ha avuto un grande successo. Ma nonostante il suo successo essa non può neppure tentare di rispondere a molte grandi domande. Per esempio la domanda su come le cose accadono nel mondo, per quale scopo esse accadono. Ma ci sono molte altre domande che sorgono, come: c’è un significato che il mondo sta portando avanti, c’è un valore che il mondo sta realizzando? Per parlare in tutta onestà e verità, la scienza è impotente a rispondere a queste domande, tuttavia noi non possiamo fare a meno di porcele. E se guardo a me stesso, la comprensione religiosa del mondo come una creazione divina può definire meglio la risposta e aprire la strada a una domanda più profonda. Così io ho bisogno di scienza e religione insieme. Io amo dire che sono due occhi: posso vedere con l’occhio della scienza e posso vedere con l’occhio della religione. E guardando con due occhi insieme posso vedere più lontano e più in profondità di quanto possa fare l’uno o l’altro di essi da solo.

E qual è il ruolo del caso nella sua prospettiva?



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