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L'INTERVISTA/ Polkinghorne: la fecondità del mondo, al margine del caos

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L'intervista a John Polkinghorne  L'intervista a John Polkinghorne

Per sviluppare il tema della certezza nella conoscenza scientifica, il Meeting si affida a John Polkinghorne: uno che può parlarne “dall’interno”, avendo militato in prima fila come fisico nella caccia alle particelle elementari, ma che può dare al discorso tutta l’ampiezza di prospettiva che merita, non certo riducibile a una questione per specialisti. Così infatti Polkinghorne si presenta quando gli viene richiesto: «ho speso metà della mia vita lavorando come fisico teorico. Poi ho deciso di fare qualcosa di differente: sono diventato un sacerdote anglicano e negli ultimi 25 anni mi sono occupato di comprendere come scienza e religione si rapportano l’una all’altra».

Circa la sua formazione, un breve flash è più che sufficiente per comprendere da quale background proviene: «Ho imparato la teoria quantistica da Paul Dirac e ho svolto il mio Ph.D. con un altro premio Nobel, il fisico pakistano Abdus Salam; (per inciso, Salam è stato uno dei primi scienziati ospiti del Meeting, nel 1982). Più precisamente, ho lavorato sul versante più strettamente matematico della fisica quantistica, usando la matematica per capire la struttura dei più piccoli pezzi della materia».

Quello che non dice è che in questo lavoro è stato co-protagonista nel 1964 insieme a Murray Gell-Mann e George Zweig della storica scoperta dei quark, i costituenti ultimi della materia nucleare.

Ritiene che negli ultimi anni ci siano stati dei sostanziali progressi nell’ambito della fisica quantistica, soprattutto dal punto di vista delle sue implicazioni filosofiche?

La fisica quantistica ha avuto un grande successo e ha prodotto la più accurata teoria fisica che si sia mai avuta, che ha però delle conseguenze sorprendenti, una delle quali, che è stata molto studiata negli ultimi vent’anni, è il fatto che gli enti quantistici (elettroni, fotoni, eccetera) in qualche modo sono interconnessi l’uno con l’altro, sono sempre interattivi: anche se vengono separati su distanze molto grandi, continuano a comportarsi come un singolo sistema, sicché fare qualcosa su quello che si trova qui produrrà un effetto sull’altro che, per esempio, si trova oltre la Luna.
Questo è molto sorprendente. Ciò significa che anche gli oggetti del mondo subatomico possono essere trattati atomisticamente: ci sono connessioni, c’è razionalità anche nel mondo subatomico.



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