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L'INTERVISTA/ Polkinghorne: la fecondità del mondo, al margine del caos

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L'intervista a John Polkinghorne  L'intervista a John Polkinghorne


«Caso» è una parola molto difficile: bisogna fare in modo di essere sicuri di capire cosa si intende con essa. Il caso deve essere accuratamente distinto dalla contingenza, cioè dal perché questa particolare cosa accade. E non è necessariamente privo di un significato. Per esempio, accade una particolare mutazione e la natura prende una particolare direzione. Se si fosse verificata una mutazione leggermente differente la vita sarebbe stata deviata, avrebbe preso una direzione leggermente differente. Ma non c’è nessuna «favola senza senso raccontata da un idiota». Il caso non è la negazione del finalismo del mondo.

Può spiegare meglio questo concetto?

Torniamo all’esempio delle mutazioni genetiche. Se non ci fossero mutazioni genetiche, non ci sarebbero nuove forme di vita. Se non ci fossero mutazioni genetiche per tutto il tempo, allora ovviamente non ci sarebbero nuove specie da sottoporre alla selezione naturale. La fecondità del mondo proviene dall’interazione tra il caso a livello microscopico e la necessità. La fecondità del mondo appare esistere, come amiamo dire in termini scientifici, al margine del caos, cioè a metà strada tra ordine e disordine. Il troppo ordinato è troppo rigido, il troppo disordinato è troppo informe. La giusta miscela dei due è ciò che produce la vera fecondità.

Secondo lei c’è una relazione tra questa visione del caso e il ruolo di Dio nel mondo?

Sì, credo che ci sia una relazione. La Creazione divina non è una sorta di proprietà divina in cui Dio abbia posto ogni cosa, in cui faccia accadere tutto. Il dono di Dio è il dono dell’amore, e il dono dell’amore è anche il dono di qualche dovuta forma di indipendenza alle creature che sono amate. Poco dopo che Charles Darwin aveva pubblicato L’origine delle specie, il sacerdote inglese Charles Kingsley (1819-1875) disse che Darwin aveva mostrato che Dio ha creato il mondo non già bell’e pronto, con tutto già fissato, ma ha fatto una cosa incredibile: Dio ha creato il mondo dotandolo di un futuro, perché alle creature sia permesso di essere se stesse e di fare se stesse. Questa è la maniera teologica di pensare al mondo che si evolve.

Molti pensano che oggi gli scienziati siano lontani da ogni forma di religione. Lei cosa ne pensa?



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