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AVIARIA/ L'Onu: il virus H5N1 sta tornando. Pregliasco: è forte e può essere pericoloso

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Il ritorno dell'influenza aviaria (Foto Ansa)  Il ritorno dell'influenza aviaria (Foto Ansa)

Commentiamo poi il fatto che nel 2003 il virus H5N1 ha causato la morte di 331 persone su 565 risultate infette: «Questi numeri rappresentano solo il segmento delle persone che sono arrivate negli ospedali e che sono state esaminate. Il problema della pandemia è proprio questo: oltre 500 persone hanno contratto il virus, però rappresentano solo la punta dell’iceberg, che in realtà è formato da tutti coloro che hanno invece contratto un’influenza normale. Soprattutto nei Paesi più poveri e a rischio non possiamo sapere quante persone siano state attaccate dal virus, perché alcune zone non sono state neanche censite, e le persone colpite dall’H5N1 neanche sono riuscite ad arrivare in un ospedale». Ma in che modo questo virus attacca l’uomo e quanto può essere letale? «La malattia è particolare ed è in grado di colpire gravemente l’uomo, perché abbiamo la “sfortuna” di possedere dei recettori che vanno bene per quel virus non nelle prime vie aeree, ma a livello polmonare basso. Se quindi siamo vicino a un animale vivo da cui inaliamo grandi quantità di virus, abbiamo un effetto a un livello molto profondo, con una polmonite virale acuta che causa una grande mortalità. In realtà però questo non “piace” al virus, che in realtà non cerca di farci molto male, proprio nel tentativo di far trasmettere il più possibile una malattia che appare banale. Paradossalmente, i virus che sono incredibilmente mortali in realtà si autolimitano, proprio perché causano delle stragi, ma sono meno diffusivi. Noi siamo quindi ospiti “secondari” di questo virus, ma se ce lo dovessimo prendere, la malattia sarebbe molto più grave anche del virus pandemico H1N1».   



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