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SPAZIO/ Si accende una stella che ci racconta la nostra storia

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Immagine di una Supernova (Ansa)  Immagine di una Supernova (Ansa)
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I dati delle osservazioni vengono inviati a più di 500 chilometri per essere elaborati presso il National Energy Research Scientific Computing Center (NERSC) tramite l’High Performance Wireless Research and Education Network e l’Energy Sciences Network (ESnet) del Dipartimento dell’Energia Usa. Tre ore dopo l’identificazione automatica dell’evento, i telescopi situati nelle Isole Canarie ne hanno catturato le caratteristiche “firme spettrali”. Alcune ore più tardi, l’evento è stato osservato con una serie di telescopi tra cui il Lick Observatory (California) e il Keck Observatory (Hawaii) e si è stabilito che la supernova appartiene a una particolare categoria denominata Ia.
Da trent’anni non si vedevano supernovae così luminose e alla distanza di soli (!) 21 milioni di anni luce dal nostro Sole: quella scoperta nel 1987 ha destato altrettanto interesse ma era otto volte più lontana e fuori dalla Via Lattea, nella galassia chiamata Grande Nube di Magellano. Soprattutto, non si era mai potuto osservare il fenomeno nel suo nascere: da quando cioè – spiegano gli astrofisici – una stella medio piccola giunge nella fase del suo ciclo vitale corrispondente a una cosiddetta “nana bianca” per poi collassare su sé stessa per effetto della gravità. La maggior parte delle nane bianche, compresa quella che con ogni probabilità sarà il nostro Sole tra qualche miliardo di anni, proseguono lentamente il loro invecchiamento fino a spegnersi; ma se la sua massa superare un certo limite (circa 1,4 volte quella del Sole, detta massa di Chandrasekhar) allora avviene una terrificante esplosione termonucleare che distrugge la stella e ne proietta il materiale a velocità di decine di migliaia di chilometri al secondo.
Il valore delle Supernovae di tipo Ia è notevole perché osservandone l’evoluzione nel tempo è possibile risalire alla luminosità intrinseca dell’esplosione e da qui alla distanza. Diventano quindi delle “candele” campione che offrono ai cosmologi una chiave per “vedere” il ritmo dell’espansione dell'universo fino ad epoche molto remote. È uno dei segnali, sottili ma eloquenti, con i quali il cosmo ci racconta la sua storia; che è poi la nostra storia.



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