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SPAZIO/ Per capire l’origine di Giove ci vuole Giunone

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La targa in viaggio verso Giove  La targa in viaggio verso Giove

Juno infatti farà un’accurata ricognizione della presenza di ossigeno, sequestrato come vapore acqueo nell’atmosfera gioviana, e su ciò che tale presenza può rivelare circa i tempi e le modalità di formazione del Pianeta; che è stato il primogenito del Sistema solare e, data la sua grande massa, ha trattenuto per gravità molti dei suoi elementi primordiali. Già nel 1995 una sonda lanciata dalla missione Galileo aveva trovato nell’atmosfera di Giove elementi volatili come azoto e argo in proporzione molto più elevata di quanto si potesse prevedere a quella distanza dal Sole.

Ciò faceva supporre che Giove potrebbe essersi formato altrove per poi spostarsi nella posizione attuale; e che possa aver incorporato molti elementi basilari di tipo cometario dalle zone più fredde del sistema solare in formazione. Tuttavia,  poiché la sonda era discesa in una zona piuttosto secca, con poco vapore acqueo, non ha potuto offrire una adeguata analisi dell’ossigeno gioviano. Ora ci penserà Juno, intercettando le microonde emesse dall’atmosfera del Pianeta: infatti, la frequenza delle emissioni è influenzata dalla quantità di acqua presente ai vari livelli atmosferici.

I risultati di tali misure daranno informazioni preziose: se Giove risulterà ricco di ossigeno come lo è degli altri elementi volatili, allora verrà spezzata una lancia in favore dell’origine lontana e fredda; ma potrebbe anche voler dire che il Pianeta si è formato in una zona vicina a quella attuale e che l’acqua ghiacciata ha intrappolato gli altri elementi volatili. Se invece i quantitativi di ossigeno risulteranno molto bassi, allora bisognerà immaginare altri modello e gli scienziati dovranno aprirsi a nuove idee.

Ma questo cambiamento non significa sconfitta: la continua apertura di prospettive fa parte dell’avventura della scienza.



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