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AUTOMAZIONE/ Dall’ABS al pancreas artificiale: tutto (o quasi) sotto controllo

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Certo. Basterà citare esempi di interesse generale come quello dell’automotive, dove i controlli automatici rivestono ormai un ruolo consistente. Si pensi all’ABS – proprio ieri abbiamo premiato uno dei suoi inventori – o ai sistemi di riduzione delle emissioni inquinanti: qui ad esempio il risultato è ottenuto grazie ai sistemi che permettono di far funzionare le macchine con maggior efficienza e questo è un tipico problema di feedback, cioè di controllo. Possiamo tranquillamente affermare che il passaggio da euro zero a euro 5 è merito dei sistemi di controllo inseriti nelle moderne automobili; pensiamo anche ai sistemi di controllo dell’assetto, della frenata  e tanti altri ancora.

Un altro ambito che sta assumendo grande importanza è quello del controllo dei sistemi di distribuzione di energia elettrica: si parla sempre più di smart grid, cioè di reti intelligenti volte ad integrare le sorgenti di energia rinnovabile distribuite sul territorio, che vanno diffondendosi sempre più, con le reti di generazione e distribuzione tradizionali.

 

E cosa si può dire delle applicazioni in campo biomedico?

 

È uno dei più promettenti e che risponde alle attese di molti. Gli esempi sono tanti ma qui voglio citarne uno al quale sono dedicati diversi contribuiti nel convegno: il pancreas artificiale. Sembra finalmente giunto il giorno in cui i malati di diabete non dovranno più sottostare alle faticose pratiche terapeutiche quotidiane ma potranno avvalersi di un sistema automatico che rileva la densità degli zuccheri nel sangue e comanda, via wi-fi, un meccanismo che inietta sottocute la quantità opportuna di insulina.

 

Quali sono i fattori che hanno più contribuito alla diffusione dei sistemi di controllo automatico?

 

Da un lato c’è la crescente complessità di sistemi, apparecchiature e infrastrutture, che amplifica i problemi digestione e aumenta ovunque  l’esigenza di controlli sempre più affidabili. Dall’altro c’è un fattore tecnologico ben  preciso: la disponibilità diffusa e il basso costo dei sistemi informatici, che consente di implementare algoritmi complessi su supporti piccoli ed economici, collocabili dappertutto.

 

E le telecomunicazioni?

 



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