BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MORTI IN MONTAGNA/ Le Dolomiti si sgretolano. L'esperto: non è solo colpa dell'uomo

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Immagine d'archivio (Fotolia)  Immagine d'archivio (Fotolia)
<< Prima pagina

Poi nel singolo episodio può esserci una concausa legata ad un aumento delle temperature: ad esempio il ghiaccio che permane nelle fratture presenti nelle rocce ha un potere “adesivo”, infatti l’acqua, passando dallo stato liquido allo stato solido, aumenta di volume di circa del 10% e questo tende ad aprire maggiormente le fratture presenti nella roccia, insieme però ad una azione adesiva, con il ghiaccio che quindi aderisce a queste rocce. Se ad un certo punto la temperatura aumenta tanto da sciogliere delle porzioni di ghiaccio, effettivamente c’è una probabilità maggiore che un blocco di roccia cada. Però bisogna analizzare caso per caso e provare questi avvenimenti, che sono possibili, ma non avvengono tutti a causa del riscaldamento globale: questa è una semplificazione che temo possa anche servire per distogliere l’attenzione da altre questioni, perché potrebbero anche esserci tante diverse cause, che andrebbero studiate e non liquidate facendo riferimento semplicemente al riscaldamento globale”. Il Professor Clerici spiega inoltre che “il fenomeno franoso è uno di quelli più complessi perché le frane sono di diverse tipologie molto differenti l’una dall’altra, e anche all’interno di ciascuna tipologia possono esserci delle caratteristiche importanti molto diverse. L’esempio classico è quello delle dimensioni: se da dieci metri di altezza frana su una strada un masso di un decimetro cubo, che non è praticamente niente, ma cade su un veicolo, può creare danni molto ingenti. D’altra parte abbiamo frane che interessano le decine di milioni di metri cubi, quindi tutt’altri ordini di grandezza e problematiche di movimento. Sono anche molto vaghe per esempio le velocità di movimento delle frane: abbiamo quindi frane molto lente, riconosciute e cartografate, con le quali si può convivere tranquillamente, e abbiamo invece delle frane rapidissime che non lasciano letteralmente scampo. Potremmo fare ancora tantissimi esempi, ma tutto questo per dire che le frane sono molto varie e complesse, e ridurre tutto ad una unica causa comune è senza dubbio riduttivo”.

 

(Claudio Perlini)    

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.