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PROCREAZIONE ASSISTITA/ Bellieni: "Un limite a 43 anni? Il figlio non è uno status symbol"

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Non c'è solo il problema della gravidanza e del parto, c'è anche il problema del dopo.

E' ovvio che se io faccio un figlio a 80 anni o quando ne ho 60,  è molto più facile che la morte sia più vicina a quell'età. Ma non solo, è anche vicina l'età dell'invalidità. Mettere sulle spalle di un bambino di 10 o 15 anni il prendersi cura di genitori di 70, 80 anni è fuori luogo. Un conto se un bambino nasce spontaneamente da genitori di una certa età,  è una situazione che avrà i suoi pro e contro, ma provocare tale nascita con mille artifizi in modo da poterlo avere a un'età in cui rischia di essere ben presto orfano o badante dei genitori, è una cosa che lo Stato dovrebbe evitare. Se un bambino finisce in tali situazioni per cause naturali, lo Stato lo aiuterà,  ma lo Stato non deve provocare situazioni difficili.

E' come se si fosse perso coscienza di cosa significhi avere un figlio.

Il figlio non può essere un progetto, il coronamento di una vita o qualcosa che uno si regala. Il figlio è un dato di fatto, è un tu,  una alterità che non può essere secondaria ai desideri di nessuno. Il figlio non è un diritto, il figlio non è una scelta e lo Stato deve garantire tutto ciò: se mette dei limiti non sono per tarpare le ali a qualcuno. Avere un genitori di 80 anni quando nei hai 15 quello è tarpare le ali, ma al ragazzino. Il figlio non è uno status symbol, qualcosa che uno si regala per dimostrare al mondo di essere fecondo, di essere bravo: questo  è un atteggiamento immaturo e lo Stato non può essere collaboratore di un atteggiamento del genere.



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